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I L    N O T I Z I A R I O
Vita parrocchiale

PREPARARE IL 600° DI SAN NICOLAO DELLA FLÜE
(Mons. vescovo Valerio ha espresso questi pensieri nelle omelia  durante il pellegrinaggio diocesano a Sachseln il 5 giugno 2017).

Quando si fa visita alle terre nelle quali visse S. Nicolao non ci si può accontentare della bella vista del territorio geografico. Quei luoghi, la casa, la chiesetta del Ranft,  l’eremo angusto, comunicano il segreto della vita del Santo.
In quei luoghi Dio ha preparato un amico di Dio e un profeta. Siamo stupiti che abbia lasciato moglie e figli, ma sappiamo che li ha lasciati con il consenso di Dorotea e dopo aver incontrato l’essenziale. Questa decisione è scaturita da qualcosa che tutti abbiamo ricevuto: la potenza di Dio nel Battesimo; l’essere immersi in Cristo, rigenerati dallo Spirito Santo.
Quando prendiamo atto di questa presenza trinitaria in noi tutto può essere rinnovato. La misericordia ci sommerge per diventare amici di Dio e profeti.
S. Nicolao non ha scelto dove vivere. Era come noi, ha trovato dove vivere.
Non ha dato per scontato di essere nato. Ha vissuto non più legato dai condizionamenti, ma con il profondo desiderio di essere libero per rispondere a Cristo. Non ha condotto una vita allo scopo di sistemarsi, ma ha teso l’orecchio per nascere dall’alto.
La vocazione, anche la nostra, non è un’etichetta che ci spinge ad essere convenzionali. La vocazione è fresca, libera, anche dopo aver raggiunto una meta coma avere la moglie e i figli, l’incarico e la responsabilità pubblica. La nuova chiamata, la freschezza della vocazione, lo ha invitato a individuare nel profondo di sé Dio. Quando si prende seriamente l’ospite divino in noi può accadere tutto. Quando prendiamo seriamente Cristo come amore può capitare di tutto! Nasce il miracolo di avere uno sguardo di consolazione. A volte noi ci lamentiamo, dentro la nostra vocazione, di non essere ascoltati, ma, per essere ascoltati, bisogna avere qualcosa di incisivo da dire.
Nicolao non ha fatto la lista delle cose negative, ma da laico plasmato dalla fatica del suo essere contadino è entrato nella profondità dell’abbandono all’amore di Cristo. Ha trovato così il modo per essere più fecondo di prima. L’eremo non è un guscio, ma è stato il luogo per coinvolgersi con la coscienza e diventare uomo, amico e fratello. Nel silenzio Nicolao ha trovato il vivere essenziale.
Il nostro è un vivere complicato. Siamo confusi davanti a tanti avvenimenti. La nostra vita familiare è invasa dai lutti, dal dolore e dai problemi. La nostra vita c’interroga. S. Nicolao ha colto che il mondo in evoluzione non dona unità. Allora si è immerso in Dio. Non si è isolato. È diventato invece amico di Dio e profeta.
Entriamo anche noi in questa parte profonda di noi stessi, nella nostra coscienza, e, ascoltando l’amore di Dio, troveremo un cammino di bellezza e di pace, un’unità riconosciuta e accolta che ha valore per noi e per il mondo. La nostra difficoltà è quella di essere immersi in una quotidianità che si presenta con aspetti che ci danno fastidio. L’altro che incontriamo si presenta lontano dai nostri desideri e nutriamo ogni giorno il nostro scontento.
Due sono i rimedi:
- cercare di sopportare e di perdonare, invece di fare la raccolta delle perle nere.
- rovesciare la problematica e partire da Dio e scoprire, nella nostra chiamata, una seconda vocazione, una seconda chiamata. È la chiamata di andare in profondità e voler essere fedeli a Dio in modo più profondo di prima. Non ci basterà più l’essere amorevoli e pacifici, ma diverremo fermento di bellezza e occasione di bene.
S. Nicolao ci invita ad essere "eucaristici" che non significa soltanto saper dire grazie, ma metterci nelle mani di Dio: del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Solo allora troveremo uno spazio infinito.
Quando si cita S. Nicolao, di "non allargare troppo i vostri confini" non significa chiuderci in noi stessi, ma si afferma di darci dei confini per entrare nel profondo di noi, nel  luogo della nostra crescita. Vuol dire apprezzare l’acqua viva che è Dio, che irrora la nostra vita, e divenire, noi, dono per gli altri in una presenza divenuta "diversa", come una nascita dall’alto.

 
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