Notiziario1 - Sito web della Parrocchia di Giubiasco

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Notiziario1

Pagine Notizario


I L    N O T I Z I A R I O
Vita parrocchiale

LA PARROCCHIA

In occasione del mio 25° di presenza nella Parrocchia di Giubiasco desidero condividere con tutti questa mia riflessione su cosa è la Parrocchia, chi sono i suoi protagonosti, quale è la spiritualità che occorre sviluppare e vivere in questa dimensione comunitaria della vita cristiana. Il testo sarà articolato in cinque puntate, per lasciare spazio e tempo anche al vostro approfondimento. Buona lettura.


don Angelo






Prima puntata

Non sarà un compito facile lo scrivere su COSA È UNA PARROCCHIA, ma ci devo provare. Bisogna avere il coraggio di coltivare quello in cui ci credi. E io credo nella Parrocchia.
Non mi illudo che sia la cosa più facile, ma come prete so che devo stimolare le persone che vivono nel territorio del comune di Giubiasco, E SONO BATTEZZATE, a vivere ed essere la Parrocchia.
Infatti la Parrocchia non è un’organizzazione, non è la chiesa del borgo, non è l’organizzazione che la comunità si è data. La Parrocchia è la COMUNITÀ che vive in questo territorio. Fanno parte della comunità tutti i battezzati. Anche loro malgrado – parlo per certuni -, perché è il Battesimo che lega i cristiani con lo stesso Dio, il Padre del Signore nostro Gesù Cristo e sono guidati come singoli e come comunità dallo Spirito Santo. Il Battesimo ci lega tutti allo stesso Cristo tanto che ci diciamo "cristiani". Il Battesimo ci regala, come dono di Dio, la fede. La fede la si coltiva con una scelta personale e trova il suo nutrimento nella comunità quando la comunità ascolta la Parola di Dio; quando celebra la Liturgia e l’Anno Liturgico; quando celebra i sacramenti. La fede si nutre anche individualmente con la preghiera e con i gesti cristiani come il digiuno e l’elemosina. La fede si nutre anche di istruzione leggendo e conoscendo meglio la Rivelazione che Cristo ha fatto di tutti i misteri. La più bella crescita della fede resta il modo di comportarsi nella vita, coerenti con il Vangelo del Signore Gesù.

Voglio qui dedurre alcune note che meritano già una sottolineatura.
Tutti i battezzati sono peccatori. Tutti hanno bisogno di conversione per uscire anche solo dalla tiepidezza della fede e passare all’entusiasmo per il Cristo. Quante attese di perfezione hanno coloro che non frequentano la comunità e criticano coloro che frequentano. Spesso dimenticano che tutti siamo anche peccatori, ma in continua conversione.
I battezzati sono persone di ogni nazionalità che, celebrato il Battesimo, vivono e sono accolti come fratelli di fede. Da questo viene che è orribile il razzismo e la differenza tra ricchi e poveri, sapendo che siamo tutti poveri. Da questa uguaglianza deriva anche l’aiuto reciproco e uno stile di accoglienza per le sofferenze inflitte dalla storia ad alcuni nostri fratelli che vivevano in terre lontane o oggi hanno trovato rifugio in mezzo alle nostre case.
Ci sono battezzati divenuti lontani, freddi e forse anche che si pongono in opposizione alla comunità. Anche loro sono fratelli e stimolano coloro che credono a trovare una carità che rende credibile la fede. Queste persone obbligano i battezzati a rivolgere loro l’attenzione dovuta per discutere e annunciare nuovamente il Regno di Dio. Dio li ama e non si stacca mai da loro, perché Dio è capace solo di amare. La comunità prega per coloro che sono ovunque dispersi! Oh! sono sempre fratelli da amare e stimare perché di qualità ne hanno molte e sono stati arricchiti da Dio tanto quanto noi! Bisognerà iniziare dalla loro valorizzazione, perché si sentano persone amate e stimate anche dai fratelli.
La gerarchia (i preti) deve battersi il petto e chiedere perdono per ogni volta che ha guardato in cagnesco coloro che non vanno in chiesa. Potrebbero essere un continuo rimprovero alla comunità che si è staccata dalla povera gente e dai lontani. La gerarchia (i preti) deve arrossire se ha dato preferenza solo a chi si sposa in chiesa, a chi non divorzia, o solo a coloro che hanno aperture di valorizzazione di quanto si propone, disprezzando chi critica o mette in  cattiva luce.




Seconda puntata

Scrivo per aiutare i mei fratelli e le mie sorelle nella fede a essere Parrocchia, cioè una comunità entusiasta della fede nel Cristo Signore. COMUNITÀ è una bella parola! Significa che le persone singole hanno l’abitudine di ritrovarsi. Se non fosse così sarebbe un insieme di singoli. Oggi facciamo fatica a ritrovarci, perché il ritmo individuale ci pervade. Tutti ci troviamo nel grande emporio camminando tra gli stand, ma ognuno va per conto proprio a fare la sua spesa e, forse, non ci si saluta nemmeno quando ci si vede uno davanti al banco della frutta e l’altro davanti al banco dei dolciumi. Ecco che il prete, aiutato da Consiglio della Comunità, ha come compito di stimolare tutti a vivere in comunità. La fede, infatti, ha anche la dimensione comunitaria, non solo quella individuale.
Nella Parrocchia si formano gruppi per la catechesi in vista della preparazione alla partecipazione alla Messa domenicale o in vista della Cresima. Non è solo per la comodità, ma è perché la fede la si vive insieme. Da una parte c’è il maestro che propone e spiega le verità che crediamo, dall’altra il lavoro della crescita della fede in ognuno dei partecipanti suscita attenzioni, domande, esperienze e testimonianze che, da soli, manco si potrebbero immaginare.
Nella Parrocchia la formazione degli adulti attraverso la catechesi suscita la gioia di credere. Aiuta a riscoprire che siamo l’ultimo anello di un popolo iniziato dagli Apostoli e che abbiamo il compito di portare il Vangelo e la sua mentalità a questa generazione. Non è compito facile avanzare insieme nell’evangelizzazione della società, ma come singoli questo risulterebbe addirittura impossibile! Pertanto la comunità si incontra, spesso e volentieri in chiesa a pregare.
Sì, è vero, guai se dimenticassimo la preghiera individuale – ce l’ha raccomandata Gesù Cristo e ha ripreso l’importanza S. Paolo nelle sue lettere – ma la preghiera comunitaria ha una espressione meravigliosa nel canto, nella ricchezza dei modi di pregare. Insieme si usano testi biblici che, per la preghiera individuale non si conoscono. Insieme si rende grazie per aspetti comunitari che il Signore Dio ha riversato con abbondanza sulle persone del mondo. Insieme ci si rallegra per la fede testimoniata dai missionari nel mondo. Insieme ci si rallegra per i bambini che sono nati in questo mese. Insieme si prega per i defunti che non sono nostri parenti, ma sono nostri fratelli nella fede. Insieme si celebra la Liturgia domenicale è che il vero e unico momento obbligatorio, perché indispensabile al nutrimento della fede. Tutti ascoltiamo la stessa Parola di Dio; tutti ascoltiamo l’omelia del parroco, tutti rendiamo grazie a Cristo che ci ha redenti; tutti ci nutriamo del suo Corpo e del suo Sangue come alimento che ci ricorda la croce e il mondo nuovo della risurrezione. Tutti eravamo convocati da Dio, tutti eravamo invitati. Al termine dell’incontro tutti diventiamo inviati nella vita della settimana per diffondere il Vangelo.
Il prete ha questo compito: formare l’aspetto comunitario della fede e lo fa attraverso la catechesi, la Liturgia, la carità e l’apertura missionaria.

Le conseguenze
È scomodante essere comunità, ma se non lo fossimo saremmo impoveriti di tutti quegli aspetti che scaturiscono dall’essere insieme. È difficile essere comunità, ma diventa più facile quando si vive umilmente l’ascolto dell’altro. Io credo che se avessimo una presenza più partecipativa nel dire le cose, nell’esprimere il proprio parere, e, invece della critica si trovasse l’ascolto, certe forme, alcuni orari di preghiera, proposte di nuove occasioni d’incontro sarebbero già entrate a far parte del tessuto della comunità.
È scomodante essere comunità perché, dopo il peso del lavoro e della giornata, è come entrare in famiglia: non si è conclusa la giornata ma ci attendono nuove responsabilità. Trovare il tempo per la comunità è scegliersi una sera alla settimana per dedicarla ai ragazzi della catechesi. Trovare il tempo per la comunità è scegliersi una sera alla settimana per le prove del coro; è trovare una sera al mese per dedicarla alla catechesi degli adulti; è trovare le sere (sette) per seguire i fidanzati che si preparano al matrimonio; è trovare una sera ogni due mesi per preparare i genitori al battesimo dei figli.
Credo che debba nascere in noi l’entusiasmo per la bellezza della nostra fede cattolica per arrivare a tanto. Non è una cosa impossibile, perché la gioia viene dal donarsi. Purtroppo la monotonia del ritmo del vivere e il dare per scontato che altri ci mettono del loro hanno provocato lo spegnimento dell’entusiasmo.




Terza puntata

Di che cosa si occupa la comunità che forma la Parrocchia? La comunità segue quanto  il Concilio ci ha lasciato in eredità.
Si occupa della catechesi, per fare in modo che ognuno venga a conoscere e a credere ciò che è, come facente parte della Chiesa. Conosce Cristo, conosce i misteri, conosce la Rivelazione, conosce la Bibbia, conosce i comandamenti e la storia biblica. Tutto quanto la Chiesa ha come bagaglio di fede viene trasmesso alla comunità adulta perché diventi educativa della nuova generazione. La catechesi è uno dei più importanti capitoli della vita parrocchiale perché è nutrimento, affinamento di convinzioni. Diventa incontro in cui paragonare lo svolgimento della vita e della storia con i contenuti della fede cattolica. Ma, ancora, la catechesi diventa sottostrato che nutre la convinzione che poi si esprime nella Liturgia.

La comunità  si occupa di testimoniare l’amore che Gesù Cristo ci ha comandato. Vivere la carità è incontrare la persona in tutte le sue esigenze concrete, fisiche. La carità nella comunità vuole celebrare la forza della vita, la presenza dell’amore in ogni
persona. La carità è dare valore alla persona nei suoi diritti di socialità e di relazione con Dio e con gli altri. Abbiamo la testimonianza delle Suore misericordine che, per vocazione, sono presenti da più di ottanta anni a servizio dei malati a domicilio. Abbiamo un gruppo che va a visitare i malati e si preoccupa delle situazioni di emarginazione. Il parroco è accogliente di persone e famiglie che sono nel bisogno, ma soprattutto siamo in contatto con l’Associazione S. Vincenzo e con il "Tavolino magico" per bisogni immediati. Il tessuto della socialità e della carità è composto anche da una "Caritas parrocchiale" che cerca di individuare sempre nuove forme di povertà nella comunità e tiene i contatti con strutture sociali e caritative come i servizi sociali comunali o altre associazioni diocesane, come Caritas diocesana.

La comunità celebra Dio. L’Anno liturgico ci guida a gustare quanto il Signore Gesù ha vissuto per la redenzione nostra e del mondo. Ogni domenica troviamo stimolo a rendere grazie a Dio per tutte le persone che, anche a nostra insaputa, compiono l’amore alla pace, alla giustizia e alla vita. Il culto feriale è pure caratterizzato da un ottima partecipazione alla Messa, come segno dei fede e di preghiera per fare in modo che Dio raggiunga tutti coloro che a noi sono lontani.
La preghiera dona forza a coloro che credono. La preghiera è il sostegno della speranza. la preghiera è l’espressione del bisogno dell’uomo nei confronti di Dio. Una persona non può mettersi al posto di Dio e la preghiera è uno dei segni della povertà dell’uomo davanti alla vastità del mondo e dei suoi problemi.

La comunità si apre ai lontani, intesi come coloro che vivono qui e non credono, ma anche a coloro che sono lontani perché appartenenti a culture e religioni diverse. Il Gruppo missionario stimola la comunità, soprattutto nell’ottobre di ogni anno e nel tempo di Quaresima, perché si renda conto delle persecuzioni, dello stato di degrado causato dalle guerre, dalle storture dell’economia del benessere, dalla mancanza di commercio equo. Gli aspetti missionari sono anche l’ascolto di persone che sono state in progetti di sviluppo, che sono andati anche per motivi professionali in terre in cui si manifestano malattie e bisogni sociali. Essere missionari è strettamente collegato con il Battesimo. Attendiamo pertanto, tra i lettori del nostro Sito, anche persone che prendono coraggio di presentare i frutti della loro esperienze in nazioni in via di sviluppo.
Queste quattro colonne portanti fanno della nostra parrocchia un’esperienza completa il più possibile di comunità che desidera essere ecclesiale.

In qualità di parroco mi sento di ringraziare tante persone che in questi quattro settori danno alla nostra parrocchia la qualità di essere viva e attrattiva per ogni persona di buona volontà.




Quarta puntata

La comunità parrocchiale ha il servizio del parroco al suo interno perché vegano realizzate e vissute le priorità date dal Vescovo della Diocesi. Solo il Vescovo ha la pienezza del sacerdozio e solo la Diocesi è la prima figura a forma della Chiesa universale. La Parrocchia ha in sé qualcosa di fragile e di incompleto. Monsignor Vescovo, garante della fede dei fratelli,  pone degli accenti particolari per le attività di crescita della fede. A lui compete l’indirizzo formativo per accostarsi ai sacramenti; a lui appartiene di dare priorità per le scelte cristiane davanti ai problemi della società. I parroci ricevono queste indicazioni e cercano di fare del loro meglio per diffonderle nella comunità dei laici che vivono in parrocchia. In tal modo si forma un’unità e si forma il Corpo della Chiesa.
In ogni celebrazione della Messa viene ricordato il nome del Vescovo nella preghiera, ma a tutti i battezzati è dato di pregare perché lo Spirito Santo illumini il Vescovo e perché tutti manifestino unità con lui nell’obbedienza. Ogni battezzato dovrebbe avere una ammirazione per il proprio Vescovo e dovrebbe farsi in quattro per rendergli facile il suo difficile incarico di servizio.
La parrocchia poi usufruisce dei servizi che la Diocesi offre, sia come consulenza (vendita di beni parrocchiali, investimenti finanziari, ecc), sia come supervisione in caso di tematiche particolari (matrimoni con persone di altre religioni, cresime per adulti, ecc) .
Il Vescovo a scadenze regolari convoca i preti per la loro formazione e convoca i laici per degli incontri che favoriscono l’unità tra le parrocchie. Ricordo le giornate per la famiglia; ricordo gli appuntamenti per i giovani sia ogni sabato, sia al Monte Tamaro, sia per l’inizio di Quaresima e di Avvento. La porzione di popolazione che vive nelle parrocchie è chiamata a prendere parte a queste giornate per fare in modo che anche il Vescovo eserciti il suo servizio di unità e di approfondimento della fede. Prendere parte a queste giornate non dovrebbe essere un "optional", ma un obbligo di coscienza. Da un po’ di tempo a questa parte questi appuntamenti sono forse un tantino disertati, ma tale atteggiamento di lontananza è negativo per l’unità e per l’entusiasmo che i laici dovrebbero mostrare per le iniziative a favore del Regno di Dio.

Conseguenze
Almeno gli appuntamenti del Vescovo a noi geograficamente vicini dovrebbero vedere la nostra partecipazione. Una veglia d’Avvento celebrata a Bellinzona, ad esempio! Una giornata per i ragazzi celebrata al Mercato coperto di Giubiasco (ogni primo maggio!). Un incontro con il Vescovo organizzato da Azione Cattolica all’Angolo d’Incontro a Giubiasco… non dovrebbero essere solo per gente addetta ai lavori, ma dovrebbe vedere la partecipazione di tutti i laici, quasi assetati di ascoltare la parloa e l'insegnamneto del loro Vescovo.




Quinta puntata
Il Concilio Vaticano II ha insistito tanto sul compito dei laici di essere il fermento di una mentalità di fede, di una mentalità nuova, nel mondo. Questo significa che il laico battezzato è membro della società civile. Va a lavorare, ha i figli nella scuola, ha il suo tempo libero, ha i suoi interessi politici e partitici, si dedica all’arte e alla musica. È, insomma, membro della Chiesa e cittadino del mondo.
La Parrocchia ha come suo compito, nella sua spiritualità, di essere attenta agli avvenimenti della vita civica, alla vita comunale, professionale, di tempo libero, della scuola, della politica e quant’altro. Restando cittadino del mondo e inserendosi, come battezzato, nelle discussioni e nelle scelte di comitato, il laico porta la mentalità dell’unità, dell’amore, della misericordia. Aiuta a costruire le leggi comunali e cantonali, che possono dare una svolta alla storia. Una svolta che rispetti l’uomo, che sia dalla parte della dignità di ogni persona. Non per portarli tutti in chiesa, ma per stimolare le persone ad essere quelle che sono, cioè portatrici di valori profondi come la giustizia e la pace, come la libertà e la capacità di essere responsabili nelle cariche e nelle scelte fatte.
Come parroco ho cercato di essere modello in queste scelte, ma il cammino è ancora lungo. Il mio sogno è quello di giungere a una scuola di formazione cristiana per laici che desiderassero fare parte del campo culturale, politico e del tessuto sociale in questa nostra società difficile e differenziata.
La Parrocchia è anche questo e da queste righe deve giungere l’applauso per tutte le persone che ogni mattina si recano al lavoro, per tutte le persone che sono impegnate nella cosa pubblica, a qualunque partito appartengano. Da queste righe deve giungere una lode per chi è monitore, allenatore di sport;  deve giungere una medaglia di valore per coloro che sanno superare le critiche e si mantengono onesti e coerenti nelle cariche pubbliche. Da queste righe deve giungere un "via!" alla danza di gioia per tutti coloro che con una mentalità cristiana lavorano negli ospedali e nelle case di cura. Lodi, applausi, danze e medaglie per coloro che hanno dato il loro meglio con una loro coerenza cristiana in questi ambiti.


Il compito di essere  laici formati all’impegno è forse la vocazione cui il mondo di oggi chiama i cristiani. Nessuno può esercitare una professione senza averne le giuste qualifiche. Tutti i laici battezzati che raggiungono le qualifiche idonee alla professione dovrebbero anche sentire la necessità di un’adeguata formazione cristiana nel campo in cui eserciteranno la loro professione. Perché ci sono così tanti docenti lontani dalla formazione derivante dalla fede cattolica? Perché troviamo tanti professionisti che ricercano l’immediato guadagno invece di una costruzione della società nell’onestà? Perché c’è tanta aridità di valori nel campo cinematografico e nell’uso di internet? Non è un giudizio. È una costatazione.

La Parrocchia è una comunità che disseta chi ha sete di valori. Non deve offrire ricette, ma aiutare le persone a restare in rete tra di loro in modo da formare un'opinione basata sulla giustizia e sulla verità. La Parrocchia è una comunità che stimola a far emergere i valori dal profondo delle persone e dalla spiritualità, preghiera compresa, perché la società cambierà in bene solo quando si proporranno i valori e i valori eterni, Dio compreso. Costruire una società senza Dio è costruire invano. La Parrocchia deve aiutare i cristiani che vivono in essa, e che formano la comunità, a esprimere l’importanza che ha Dio nella vita delle persone. Il Dio dei cristiani è entrato nella storia degli uomini (leggi la storia di Mosè o di Abramo, del profeta Geremia) per dire agli uomini della storia che non si può costruire una storia senza Dio, pena l’entrata nella schiavitù e nell’idolatria. Anche l’uomo d’oggi ha bisogno di risentire l’interesse che Dio ha per la storia dell’uomo d’oggi.
Noi battezzati conosciamo il Dio che ha mandato anche suo Figlio Gesù Cristo nella storia degli uomini. Noi conosciamo come già allora abbiamo rifiutato che Dio entrasse nella Storia e abbiamo ucciso Cristo appendendolo alla croce. Dio non è uscito per questo dalla Storia, ma l'ha costruita nuova, inviando i dodici a creare un mondo d’accoglienza di Dio e del Regno di Dio in tutte le nazioni del mondo.
Siamo invitati dalla Parrocchia a iniziare questa accoglienza da noi stessi, mediante il battesimo. Siamo invitati dal Battesimo ad accogliere Dio e i valori del Regno di Dio nel nostro paese e nelle vicende della nostra vita. Per questa missione è importante la Parrocchia. È importante perché tu possa dire un giorno: "Scegliendo Gesù Cristo, ho scelto il tesoro migliore della Storia".

 
Torna ai contenuti | Torna al menu