LITURGIA - Sito web della Parrocchia di Giubiasco

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LITURGIA

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A T T U A L I T À
Cosa stiamo facendo

La liturgia della Parola: segni, simboli e gesti.

La Liturgia della Parola che viviamo ogni domenica ha gesti e segni che la contraddistinguono. Se vissuti con fede possiamo essere certi di aver incontrato Cristo come quando gli abitanti di Nazareth hanno potuto ascoltarlo nella loro sinagoga, di sabato.
Iniziamo con il dire che il canto d’inizio è segno della gioia di aver corrisposto all’invito di Dio di radunarci per incontrare il Cristo Risorto. Il canto è sempre stato il segno della gioia dell’animo. Noi, in chiesa, lo utilizziamo per esprimere la gioia dell’incontro sia con la comunità che crede, sia con il Cristo. Il canto d’inizio ha anche lo scopo di aiutarci a diventare un cuor solo e un’anima  sola nell’intento di dimenticare ciò che ci riempie nella vita privata per concentrarci sull’attenzione a Cristo e diventare pienamente partecipi della Liturgia.  Anche il gesto del Kyrie eleison o Signore pietà è preghiera accorata per lodare Dio delle sue opere meravigliose compiute durante la settimana trascorsa, o per implorare il perdono delle colpe che ci opprimono.
Il Canto del Gloria (obbligatorio di domenica) è la lode a Dio Padre che si merita tutta la nostra gioia per averci dato il Cristo, suo Figlio. Gesù Cristo, il dono del Padre più prezioso che abbiamo mai ricevuto, viene acclamato con 10 titoli, tutti diversi  l’uno dall’altro, che esprimono chi e che cosa sia per la Chiesa il Salvatore Gesù Cristo.

Dopo la preghiera detta "colletta" eccoci all’ascolto di Dio. Ci mettiamo seduti per essere come la carta assorbente rispetto all’inchiostro. Non vogliamo perdere una parola di ciò che Dio ci vuole comunicare. Tutta la comunità, al termine e all’acclamazione "Parola di Dio" risponde gioiosamente "Rendiamo grazie a Dio".
IL Salmo responsoriale è la dignitosa risposta che l’Assemblea dona al contenuto della Parola annunciata. Tra i 150 salmi ne viene scelto uno, il più idoneo a esprimere la gioia di aver accolto quello specifico contenuto della prima lettura, parola di Dio. Il salmo, pure, andrebbe sempre cantato. I salmi sono stati scritti per essere cantati!
La celebrazione prosegue con la seconda lettura, che ancora l’assemblea ascolta in rispettoso silenzio e in posizione seduta.
Segue il canto dell’Alleluia che, oltre a dare segnale di alzarci in piedi per prestare la massima attenzione alle parole del Maestro Gesù Cristo, dà anche la chiave di ascolto del messaggio proclamato nel Vangelo.
È bellissimo atto di fede l’insieme delle tre piccole croci tracciate rispettivamente sulla fronte, sulle labbra e sul cuore. Ogni croce ha come significato: "Non so ancora cosa mi dirai, ma ti prometto di pensare a quanto mi dirai, di annunciarlo ai fratelli e di metterlo in pratica nella mia vita di discepolo. Questo, di tracciare le tre piccole croci, è un gesto di una fede profonda e schietta, paragonabile a mettere la firma su un foglio bianco in attesa che Cristo scriva quanto desidera per la sua Chiesa.
Al termine della proclamazione del Vangelo l’Assemblea risponde "Lode a Te, o Cristo". Segue la solenne esposizione all’assemblea del lezionario. Con questo gesto si invita l’Assemblea a varcare il simbolo del lezionario, del libro, per credere che ci abbia parlato la persona stessa del Signore. Dopo l’omelia, che aiuta l’Assemblea a riportare all’oggi la Parola di Dio scritta molti secoli or sono, si recita il Credo.
La recita del Credo è  la descrizione della grandezza e della bellezza del Dio in cui crediamo. Fossimo pittori, potremmo esprimerci con i colori. Fossimo scultori, potremmo esprimerci con l’arte scultorea. Fossimo musicisti, potremmo  descrivere la bellezza del Dio in cui crediamo con un brano composto in musica. Tutti abbiamo l’arte della parola e, allora, raccontiamo gli uni agli altri la bellezza e la grandezza di Dio che ci ama mediante le parole del credo.
La Liturgia della Parola si conclude con le preghiere dei fedeli con le quali si chiede a Dio che tutti coloro che ascoltano la Parola di Dio nel mondo possano crescere in testimonianza, in fede e carità. Si prega per le necessità del mondo e della comunità, fiduciosi nel Dio dell’amore che ci ha intrattenuti in questa mezz’ora di Liturgia.
Tutti questi segni e i gesti che compiamo sono segno della nostra fede personale e della fede della comunità ecclesiale. Gustare i gesti e il loro significato ci aiuterà a incontrare Cristo nella Liturgia della Parola durante l’Eucaristia domenicale.

La liturgia eucaristica: segni, simboli e gesti.

UN MISTERO GRANDE E PROFONDO

Se tu conoscessi la vastità, la profondità e l’ampiezza del mistero della morte e della risurrezione di Gesù Cristo, nostro Signore, Figlio di Dio, saresti il primo a volere, a desiderare, a rinnovare la celebrazione della Liturgia Eucaristica nella Messa domenicale.
Sì, perché il mistero della morte del Signore e la sua gloriosa risurrezione è il momento culminante della storia dell’umanità, perché Cristo, con la sua morte ha distrutto la morte e il peccato di ogni persona. Di ogni persona del passato, di ogni persona che con te vive questa generazione ormai di sette miliardi di persone sulla Terra e della innumerevoli persone che vivranno nel domani della storia.

Ci è difficile entrare in questa dimensione eterna, in questa dimensione di un Dio che è, che era e che viene; di un Dio che è principio e fine, di un Dio che è di ieri, di oggi e del domani, di un Dio universale.
Noi, nel nostro limite di tempo e di storia, di comprensione e di intelletto, non possiamo afferrare tale grandezza. La possiamo vivere, proclamare, rivivere, ripetere e rinnovare.
Ogni volta, nel nostro limite, ne possiamo ritenere una briciola, un tesserina di mosaico, una porzione… come quando si va al fiume a prendere l’acqua con la brocca. Ce ne sta quanto il recipiente contiene, ma la grande portata del fiume scorre inesorabile e certamente più abbondante di quanto ci stia racchiuso nel vaso.

UN MISTERO DA RIPETERE
Il mistero della morte di Cristo è nel gesto della sua Ultima Cena. Dio volle rinnovare la sua alleanza con tutta l’umanità nel gesto di Cristo di dare il suo corpo e di versare il suo sangue "per la nuova alleanza", in perdono dei peccati di tutti. Con la sua risurrezione portò la vita e la grazia, portò un lievito nuovo che fa fermentare la storia degli uomini. Con la sua risurrezione resta vivo tra noi ogni volta che ci raduniamo nel suo nome.

Pertanto il "Corpo dato" fa memoria della libera offerta di Cristo che muore mentre siamo noi peccatori, perché volle giustificare la nostra vita e riportarla alla bellezza di quando siamo stati creati.
Questa alleanza è nuova creazione! È riscatto per una libertà nuova. È Vita e pace per l’umanità. È certezza della vittoria del bene sopra il male.
Il "Corpo dato e il sangue versato" sorpassano l’alleanza fatta con Mosè, perché quella era un’alleanza di legge, questa, invece, è un’alleanza d’amore che penetra nel cuore ed è scritta nel cuore di ognuno.
Il "Corpo dato e il Sangue versato" di Cristo sorpassano ogni alleanza perché è decisione irrevocabile di Dio che ha deciso di usare con noi solo l’amore per riportarci a Lui, Padre..
Il "Corpo dato e il Sangue versato" di Cristo sono anche il segno che nulla potrà mai più spezzare questa alleanza, perché, di sua iniziativa, Cristo ha voluto compiere il dono di sé in opposizione ad Adamo che aveva voluto fare a meno di Dio. Cristo, in tutto e sempre, ha voluto compiere la volontà del Padre che è questa: "che nessuno si perda ti coloro che mi hai dato" (Gv6,39).

MISTERO DELLA CHIESA
La Chiesa è cosciente della portata universale di questo gesto compiuto da Gesù Cristo nell’ultima cena. La Chiesa sa che Cristo ha desiderato e comandato "di fare questo in memoria di me". Fare questo in memoria sua non è solo ricordarlo con il gesto ripetuto, ma è renderlo presente qui e ora, nella celebrazione liturgica della Chiesa.
Celebrare questo grande mistero è affermare che non vi è forma più grande e profonda di questo gesto per chiedere a Dio che rinnovi la salvezza dell’uomo. Se è vero che Cristo si è offerto una volta per sempre è altrettanto vero che la Chiesa chiede all’umanità di mettersi in atteggiamento di poter ricevere tutta questa ricchezza sopra descritta.
Da questo si comprende perché la Chiesa celebra l’Eucaristia insieme ai sacramenti.  Celebra il Battesimo durante l’Eucaristia. Celebra il sacramento della Cresima durante l’Eucaristia, durante il Matrimonio, nell’Unzione di malati e nell’Ordine sacro. Perfino durante i funerali. L’Eucaristia diventa incontro con il Cristo e con l’efficacia del suo mistero d’amore.

COME SI CELEBRA LA LITURGIA EUCARISTICA
La preghiera eucaristica è inclusa tra due canti di rendimento di grazie:
il Prefazio che il presbitero canta per trascinare la comunità alla lode nel canto del "Santo, santo, santo"
il "Per Cristo, con Cristo e in Cristo a Te, Dio Padre onnipotente, nell’unità della Spirito Santo, ogni onore e gloria per tutti secoli dei secoli. Amen"
Poiché la preghiera eucaristica è inserita tra due canti di rendimento di grazie, è una grande festa.
Dopo il Canto del Santo, che riproduce e ripete il canto degli angeli che sono al cospetto di Dio (come scrive il libro dell’Apocalisse di S. Giovanni), il presbitero invoca dal Padre lo Spirito Santo che santifica ogni cosa. Lo Spirito Santo, nel gesto dell’imposizione delle mani, rende presente il Cristo nella specie del pane e del vino, nel suo corpo e nel suo sangue.

La presenza di Cristo e del mistero della Pasqua porta l’Assemblea al canto di risposta all’acclamazione "Mistero della fede": " Annunciamo la tua morte, Signore; proclamiamo la Tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta".
Questa acclamazione di fede è segno di partecipazione, di annuncio del mistero, espressione della fede della Chiesa. Nessuno dei partecipanti dovrebbe rimanere muto!

L’offerta di Cristo al Padre è il primo gesto che il presbitero compie dopo che il Cristo si è fatto presente sull’altare e in mezzo alla comunità radunata.
"Accetta anche noi, in dono," perché la nostra vita santa e pervasa di Cristo è il dono più bello gradito al Padre. Cristo è offerto al Padre perché l’umanità si apra ad accogliere il frutto della redenzione compiuta da Cristo. L’uomo di oggi sia cosciente di essere amato e perdonato da Dio in Cristo.
Per questo il mistero del Cristo morto e risorto è principio di unità e di comunione nella Chiesa stessa. La Chiesa viva unita come un solo corpo e sia unita al Papa e al Vescovo, garanti della fede dei fratelli.
Una preghiera è innalzata al Padre per i defunti tutti, perché, sempre per lo stesso mistero del Corpo dato e del Sangue versato di Cristo siano perdonati e resi partecipi della gloria eterna insieme ai Santi.

L’ultima preghiera all’interno della preghiera eucaristica è per noi tutti che siamo attorno all’altare, perché possiamo , dopo il pellegrinaggio sulla terra, raggiungere la Gerusalemme del cielo.
Pure l’Amen, scandito dalla dossologia, non può restare nel cuore di colui che partecipa, ma deve diventare voce che proclama la bellezza di questo mistero e anche l’importanza che ha Cristo per la storia degli uomini.

VUOI UN CONSIGLIO?
Non mancare mai alla Domenica e alle feste. Non mancare mai quando si celebra l’Eucaristia. Permetti a te stesso, con la tua partecipazione e con la tua fede, insieme alla fede di tutta la Chiesa, di entrare dentro la storia redenta dal Cristo Signore, Re della storia e Signore dell’universo.
Canta con gioia questo mistero di salvezza, perché la prima persona che ne ha usufruito è proprio colei che vi partecipa.
Canta con la Chiesa che conosce la vastità e la portata del mistero della morte e della risurrezione del Signore ed è missionaria, perché desidera che tutto il mondo sia purificato dalla morte e dalla Risurrezione del Signore.
La Chiesa prega incessantemente, nella preghiera eucaristica, perché ogni uomo si apra alla bellezza dell’amore  e dia, con la giustizia e la pace, l’aggettivo "salvata" alla storia dell’umanità.

P R E S E N T A Z I O N E
Cosa significa e come si svolge


La liturgia

La Liturgia è lo spazio di tempo in cui la persona che ha la fede incontra con tutta la Chiesa il Cristo risorto e dà a Cristo la sua personale libertà di entrare nella vita, nella propria storia e nel proprio tempo in modo che Cristo possa accrescere la fede, convertire la vita e rendere forti testimoni, nell’attesa della sua venuta alla fine dei tempi.


La Liturgia rende partecipi, nei segni e con i simboli, della festa che i santi e gli angeli offrono a Cristo Agnello che ha salvato il mondo. Con Cristo rendono gloria al Padre, nell’unità dello Spirito Santo e gli danno ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli.
La Liturgia è il momento in cui la persona e la comunità fanno vibrare quella parte di loro che già appartiene a Cristo. La parte che già appartiene a Cristo diventa canto, gioia, ascolto e partecipazione alla presenza e accoglienza del Dio che salva in Cristo Gesù. Al termine di ogni celebrazione liturgica la comunità e la persona appartengono maggiormente a Cristo che li rende testimoni coraggiosi e gioiosi nel mondo, li rende lievito che fermenta la pasta, li rende annunciatori della bella notizia che è il Cristo stesso.


La Liturgia è sempre festosa e non può lasciare muti né al solo ascolto. Chiede la partecipazione di tutti, ognuno nel suo ruolo, perché sia espressione della ricchezza presente nella comunità. Infatti lo Spirito ha dato doni e doti diversi ad ognuno, ma tutti formano un solo corpo. La Liturgia è la partecipazione del corpo della Chiesa alla lode e al rendimento di grazie al Dio vivente.

La Liturgia dunque è viva e è espressione della vitalità della comunità. È nutrimento con la ricchezza dell’Anno Liturgico che rende presente, attraverso il mistero celebrato, il Cristo che raduna la comunità. Poi nutre i partecipanti proponendo l’ascolto della Parola di Dio; nutre attraverso i testi delle orazioni e dei prefazi, nonché dei canti che variano a dipendenza del Tempo dell’Anno Liturgico o a dipendenza del motivo per cui la comunità si raduna in preghiera.




Poi la Liturgia permette ai partecipanti di vivere l’unità con la gerarchia che, sempre, presiede la Liturgia, perchè al presidente spetta il gravoso compito

  • di rendere presente il Cristo, di farlo emergere come protagonista della salvezza,

  • di riempire le attese della comunità attraverso la Parola di Dio scelta da proclamare,

  • di rendere attuale la Parola di Dio attraverso la predicazione,

  • di dare giusto spazio a ogni componente della Comunità presente alla celebrazione.


 

ORARIO  DELLE CELEBRAZIONI

Giubiasco

Eucaristia giorni feriali

9.00
9.00

martedì
venerdì

17.00

lunedì, mercoledì, giovedì
(preceduta dalla recita del Rosario)

Primo venerdì del mese

16.30

Adorazione eucaristica

17.00

Eucaristia a S.Maria Assunta

Sabato e vigilia giorni festivi

16.15

Eucaristia in Casa Aranda

17.30

Eucaristia a S.Maria Assunta

Giorni festivi

8.00

Eucaristia a S.Giobbe

9.00

Eucaristia a S.Maria Assunta

10.30

Eucaristia a S.Maria Assunta

20.00

Eucaristia in Collegiata (Bellinzona)

Sacramento della Riconciliazione

Giorni feriali dopo l'Eucaristia

17.00

sabato

Valle Morobbia

Eucaristia giorni feriali

19.30

mercoledì a S.Antonio

19.30

giovedì a Pianezzo

17.00

venerdì a Carena

Sabato e vigilia giorni festivi

19.30

Pianezzo e S.Antonio (alternativamente)

Giorni festivi

10.00

Pianezzo e S.Antonio (alternativamente)

Sacramento della Riconciliazione

Giorni feriali dopo la S.Messa

Giorni festivi prima della S.Messa

 
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