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Viviamo la diocesi

La nuova Lettera pastorale di Mons. Grampa per la Diocesi di Lugano

Come ogni anno, anche in questo 2013, non manca una parola del vescovo alla Chiesa che è in Lugano, dedicata, questa volta, alla virtù della Speranza, la più piccola fra le virtù, come si dice nell’appendice della sua nuova lettera pastorale, prendendo spunto da un testo di Alessandro Pronzato, pubblicato per le edizioni Gribaudi, nel 2005, dal titolo Ad ogni giorno la sua speranza.
Se l’appendice mette in risalto l’aspetto poetico della speranza, gli altri sei capitoli della lettera, ne rilevano l’estrema concretezza e necessità, non solo per la vita dei credenti, ma per lo sviluppo umano più in generale.
La lettera non è del resto un masso erratico nel complesso del percorso che l’Ordinario diocesano ha fatto con la sua comunità già da molti anni. In particolare, l’anno scorso, Pier Giacomo Grampa, fedele alle indicazioni prese con la conferenza Episcopale Svizzera, aveva promosso la lettura e la meditazione della costituzione conciliare Sacrosantum Concilium, dedicata alla liturgia, nell’ambito di un progetto triennale di recupero della ricchezza del Concilio Vaticano II, il cui 50simo è stato celebrato in questo Anno della Fede.
Questa volta, dunque, al centro della lettera pastorale stanno altre due costituzioni conciliari, la "Lumen Gentium", dedicata al mistero della Chiesa e la "Dei Verbum", sulla Parola di Dio.
La prospettiva è quella della speranza di cui la fede in Gesù e il modo in cui si manifesta nella chiesa e il rapporto con la Parola vivente di Dio, sono i suoi fondamenti.
La speranza di cui si parla in questa lettera, infatti, non è una vaga idea senza radici, ma la tensione che sempre ha caratterizzato la chiesa e i credenti, fra il “già” della presenza di Gesù in mezzo a noi, con la potenza dello Spirito Santo e il “non ancora” della realizzazione piena del Regno di Dio, che si compirà nei cieli dove è la nostra vera patria.
Il Vescovo, tuttavia, è molto attento a sfatare un equivoco, abbastanza comune soprattutto negli ultimi secoli, in cui si ritiene che i cristiani siano sradicati dalla storia, perché tutti proiettati verso le realtà celesti, sottolineando che vita eterna non significa solo una realtà ultraterrena, ma presenza nella storia di Gesù vivo, attraverso proprio la Chiesa, che è chiamata a costruire fin da subito il regno di Dio fra gli uomini, così che, semmai, la fine dei tempi ne segni solo il compimento.
Significativo a questo proposito è, ad esempio, quanto Pier Giacomo Grampa afferma riguardo all’impegno politico: “Non regge dunque il rimprovero rivolto ai cristiani di essere proiettati verso un mondo a venire e quindi dimentichi e trascurati verso il mondo presente. (...) La ricerca di Dio «ha di mira, sì, qualcosa al di là del mondo presente, ma proprio così ha a che fare anche con la edificazione del mondo».
Non manca certo di ragioni chi deplora la poca attenzione che nella pastorale attuale della Chiesa cattolica viene dedicata all’impegno politico, malgrado i solenni e ripetuti richiami del Magistero che definiscono la politica la forma superiore dell’amore del prossimo, cioè della carità. «Il Vangelo non è soltanto una comunicazione di cose che si possono sapere, ma è una comunicazione che produce frutti e cambia la vita (…) Chi ha speranza vive diversamente; gli è stata comunicata una vita nuova». L’essere cristiani incide nella visione del mondo, nella visione politica del mondo e della storia ed impegna ad offrire modelli propri nuovi e diversi, che sappiano contrastare e convertire la cultura dominante.

(tratto dalla rivista "Caritas Ticino" - settembre 2013)

La nuova Lettera pastorale presentata dal nostro Vescovo
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