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Cosa stiamo facendo

IL SERVIZIO DELLA CARITÀ

Nell'ultima riunione del gruppo Caritas Parrocchiale abbiamo riflettuto sui contenuti della lettera apostolica di Benedetto XVI sul SERVIZIO DELLA CARITÀ. Il Papa ricorda alla Chiesa che molti contenuti sul tema sono stati da lui espressi nella Lettera enciclica "Deus caritas est". Uno dei tre aspetti della natura della Chiesa, insieme all’annuncio della Parola di Dio, la celebrazione dei sacramenti, è il servizio della carità.

Questo servizio, se fa parte della dimensione costitutiva della Chiesa è espressione irrinunciabile e tutti i fedeli hanno il diritto e il dovere di impegnarsi personalmente per vivere il comandamento nuovo che Cristo ci ha lasciato, offrendo all’uomo contemporaneo non solo un aiuto materiale, ma anche ristoro e cura dell’anima. All’esercizio della diakonia della carità la Chiesa è chiamata anche a livello comunitario, dalle piccole comunità locali (parrocchie e Associazioni) alle Chiese particolari (Diocesi), fino alla Chiesa universale;  per questo c’è bisogno anche di un’"organizzazione quale presupposto per un servizio comunitario ordinato" (Deus caritas est, n. 20.)

Abbiamo poi letto con attenzione,  applicandolo alla nostra realtà di Caritas Parrocchiale, quanto indicato nella lettera apostolica. Due sono i principali pilastri che reggono la carità ecclesiale: "Rendere percepibile l’amore per l’uomo e un amore che si nutre dell’incontro con Cristo". Pertanto, nell’attività caritativa, le tante organizzazioni cattoliche non devono limitarsi ad una mera raccolta di fondi o distribuzione di fondi, ma devono sempre avere una speciale attenzione per la persona che è nel bisogno e svolgere, altresì, una preziosa funzione pedagogica nella comunità cristiana, favorendo l’educazione alla condivisione, al rispetto e all’amore secondo la logica del Vangelo di Cristo. L’attività caritativa della Chiesa, infatti, a tutti i livelli, deve evitare il dissolversi nella comune organizzazione assistenziale, divenendone una semplice variante (ibid, 31).

Dalla parte dispositiva del documento abbiamo preso atto che un’organizzazione di carità, per essere detta "cattolica" deve avere l’esplicito consenso scritto del Vescovo. Questo, ovviamente, comporterà che l’Ente che ne fà richiesta rispetti i parametri teologici e i principi predicati dalla Chiesa Cattolica. Sul territorio poi, chi esprime la carità ecclesiale deve rispettare la legittima legislazione civile in materia. È compito del Vescovo diocesano coordinare nella sua Diocesi il servizio della carità, sia nella parte promossa dalla stessa Gerarchia, sia in quella rispondente all’iniziativa dei fedeli. Coloro che sono membri di una Caritas Parrocchiale o di azioni caritative cattoliche hanno il compito della coerenza formulata nella "competenza professionale; diano esempio di vita cristiana e testimonino una formazione del cuore che documenti una fede all’opera nella carità". I membri delle attività caritative cerchino anche una formazione teologica e pastorale.
Ci siamo sentiti orgogliosi di far parte della Caritas Parrocchiale quando abbiamo appreso dal documento questa affermazione:
"Il Vescovo favorisca la creazione, in ogni parrocchia della sua circoscrizione, d’un servizio di "Caritas" parrocchiale o analogo, che promuova anche un’azione pedagogica nell’ambito dell’intera comunità, per educare allo spirito di condivisione e di autentica carità. Qualora risultasse opportuno, tale servizio sarà costituito in comune per varie parrocchie dello stesso territorio" (art 9).
In conclusione abbiamo sottolineato che la nostra parrocchia collabora con l’Opera di S. Vincenzo de’ Paoli e con le Vincenziane, che hanno sede in Bellinzona e operano su un raggio interparrocchiale. Abbiamo preso atto del calendario delle offerte nella nostra diocesi e ci siamo riproposti di diventare educativi della comunità nel periodo che va dal 11 febbraio, giornata del malato voluta da Papa Giovanni Paolo II, alla prima domenica di marzo, festa del malato.
Nella prossima riunione tratteremo dei "banchi di beneficienza" organizzati in parrocchia dalle Associazioni e dei gruppi parrocchiali o anche da gruppi ospiti,  in modo che non si facciano concorrenza l’uno con l’altro, visto che i benefattori sono sempre le persone che frequentano le Messe festive.
Il prossimo appuntamento sarà in data 5 giugno 2013.

CHI OPERA LA CARITÀ ABITA LE CIME

A Giubiasco sono stati festeggiati i 200 anni dalla nascita di Federico Ozanam, fondatore, con San Vincenzo de’ Paoli, dei Vincenziani. Questa associazione, diffusa in 143 paesi del mondo, ha come scopo di sostenere poveri e sofferenti in modo da manifestare la misericordia di Dio, vivere il comandamento dell’amore e dare speranza a chi non ne ha.

LE TRE CIME DELLA VITA
La natura
Abbiamo meditato su tre cime della vita. La prima è la bellezza della natura, perché è l’impronta di Dio creatore, provvidenza e amore nei confronti dell’uomo. Dio ha progettato una natura stupenda in cui inserire l’uomo. Tutti coloro che si occupano della difesa della natura sono abitanti delle cime e contribuiscono a lucidare e rendere attrattiva l’immagine nella quale l’uomo può scoprire Dio.

La persona umana
La seconda vetta è l’uomo. Non c’è nulla di più sublime della persona umana.  Per l’uomo Dio ha messo in moto tutta una storia d’amore, ha compiuto promesse e alleanza. L’ultima con il suo Figlio: un’alleanza che nulla potrà mai più spezzare!
L’uomo è il luogo i cui abita Dio: è un tempio ambulante che ha in sé la sacralità che merita rispetto, amore e benevolenza.
Grandi sono le persone che si occupano della difesa della dignità della persona. Grandi sono coloro che difendono la distanza tra uomo e natura tutta, cieli compresi.
Chi si occupa della persona umana, sia in campo internazionale che medico è un abitante delle cime!

La carità
La terza vetta del mondo è la carità.
Essa è più grande della fede, perché la fede cesserà con la visione del volto di Dio. È più grande della speranza, perché davanti alla visione la speranza si trasformerà in certezza. La carità invece, rimane per sempre, perché Dio è amore.
Chi si prodiga per la carità lavora e si dona dentro il mistero che è Dio e lo fa riversando l’amore sul fratello che vede. Chi opera nella carità accompagna Dio nella storia della sua generazione. Chi opera la carità rende testimonianza agli uomini della grande Alleanza che Dio ha stretto con gli uomini nel sacrificio del suo Figlio, pur di salvare l’umanità e destinarla alla visione della gloria, invece che alla morte e all’oblio.
Chi lavora nella carità abita le cime. Senza nulla togliere a chi lavora per la bellezza, per la trasformazione della crosta terrestre o a chi imbianca lo sporco per rendere bello il mondo, chi opera la carità lavora per i vertici dell’eternità. Lavora per qualcosa che dura in eterno.

Lavorare in branco.
In alta montagna non vivono piante. Gli animali sono quasi indifesi e, per questo, vivono in branco. Con questa strategia  il primo che s’accorge del pericolo avvisa gli altri.
Così, tutti coloro che lavorano per queste tre cime sono chiamati a lavorare in branco. Sono così tante le necessità per lasciar emergere queste tre cime sulla vita degli uomini che…. che cosa farebbero solo due mani?
Occorre lavorare in team e estendere l’interesse alla coscienza di tutti. Nel gruppo ci si difende contro la tentazione di smettere per la vastità del campo d’azione. In gruppo ci si incoraggia davanti alle catastrofi contro la natura, davanti agli avvenimenti di violenza che calpestano  l’uomo e ci si rincuora davanti a chi calpesta la giustizia che genera libertà, amore e pace.
In gruppo si possono ascoltare strategie suggerite da altri per leggere meglio le tante sfaccettature del tema e dell’impegno.
A chi lavora per la bellezza della natura, per la dignità e la grandezza della persona umana, a chi si dedica alla carità, vanno onori e riconoscimenti, perché abitano le cime!

(a cura di don Angelo)

P R E S E N T A Z I O N E
Chi siamo

 

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IL GRUPPO DI CARITAS PARROCCHIALE

Caritas Parrocchiale è formata da persone addette ai lavori che hanno occhi capaci di vedere e orecchie capaci di sentire anche i silenzi. Si raduna solo tre volte all’anno con regolarità, ma può avere atten- zione alle neces- sità in periodi più ristretti.
Ha il compito di analizzare l’evolu- zione delle situa- zioni nella comu- nità allo scopo di individuare, per tempo e se possibile, le nuove forme di povertà che potrebbero succedere in una comunità parrocchiale grande come la nostra.
Si tratta di ascoltare la realtà e le difficoltà delle famiglie, delle persone straniere che sono arrivate con difficoltà di inserimento, si tratta di ascoltare i silenzi delle solitudini di vedovi, di divorziati, di malati anziani e soli.

Chi ha occhi per vedere dovrà poi suggerire possibili soluzioni, ponti di socializzazione, luci che illuminano il buio venutosi a creare.
Caritas Parrocchiale non è un organismo che interviene, ma un gruppo di persone che rendono attenta la comunità e il gruppo di visita ai malati e agli anziani sulle nuove situazioni di povertà, di necessità e di solitudine.

Nelle riunioni il gruppo si nutre di testi che possano aiutare la lettura e la comprensione di tali aspetti ed altre riguardanti la spiritualità cristiana del servizio.
Caritas Parrocchiale ha assunto il compito di organizzare gite e pellegrinaggi parrocchiali avvalendosi del supporto dell’Opera Diocesana Pellegrinaggi e di altri addetti ai lavori.



QUANDO CI TROVIAMO?

Il prossimo appuntamento del gruppo Caritas
è fissato per

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