Archivio-Home Page - Sito web della Parrocchia di Giubiasco

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Archivio-Home Page

ARCHIVIO DOCUMENTI PUBBLICATI


H O M E    P A G E

A R C H I V I O

 
 
 


DALLA PENTECOSTE UNA VITALITÀ NUOVA PER LA CHIESA


La Pentecoste, l’avvenimento dell’accoglienza dello Spirito Santo da parte della Chiesa (la comunità dei battezzati), è uno dei momenti più significativi per la storia degli uomini. Anche la nascita del nostro Dio rivestito della nostra natura umana che celebriamo nel Natale era stato un avvenimento significativo, in quanto, da quel giorno, abbiamo appreso come è e chi è il nostro Dio.

La venuta dello Spirito Santo sulla Chiesa è un dono immenso perché gli occhi dei credenti si illuminano per confrontare ciò che capita nella storia con le verità di Cristo e del Vangelo. Gli avvenimenti che si susseguono nella storia degli uomini sono molteplici, considerando come in pochi secondi veniamo a conoscere gli avvenimenti che si succedono anche in terre a noi lontane. Eppure gli occhi dei credenti si illuminano per vedere i prodigi che Dio compie in mezzo ai popoli.
È un prodigio di Dio ogni volta che si fanno passi verso la distensione e la pace.
E un prodigio di Dio ogni volta che si affrontano, con la giustizia, i  problemi che fanno soffrire i poveri.
È un prodigio di Dio ogni volta che un lontano e un diverso vengono accolti come fratelli.

Anche le orecchie dei credenti in Cristo sono rese sensibili da parte dello Spirito Santo. Sensibili fino al punto da sentire parlare e urlare il silenzio di chi è oppresso ed è schiavo di forze che vengono dal Maligno. La presenza dello Spirito Santo aiuta e sostiene le iniziative che suggeriscono la mitezza e la bontà, la condivisione e l’apertura a chi è cittadino della casa comune che è il mondo.
La presenza dello Spirito Santo stimola la gioia e la fortezza nelle difficoltà dell’evangelizzazione e costruisce il dominio di sé stessi, perché la dignità della persona sia sempre prioritaria su altre tematiche materiali.
Saper ascoltare la voce dello Spirito Santo è un prodigio di Dio nel cuore degli uomini, perché sapranno distinguere ciò che è voce di Dio da ciò che è voce del male o voce del mondo.

Per questi motivi che toccano la nostra persona la venuta dello Spirito Santo va accompagnata ogni giorno con la preghiera. La preghiera, infatti, mantiene forte la sensibilità nei confronti di Dio e la persona che prega si sente sempre umile al punto da sentire il bisogno di Dio nella vita e nella storia.
A tutti auguro di non spegnere la voce dello Spirito che parla, perché illumina gli occhi, rende sensibili le orecchie e stimola la persona che crede alla preghiera assidua.

 
 
 


NICOLAO DELLA FLÜE,
UN MAESTRO PER TUTTI


Celebriamo il 600.mo anno dalla nascita di S. Nicolao della Flüe, patrono della Svizzera.



Ogni tanto sento delle affermazioni che denotano una superficialità degna di sorriso e nulla più. Si rimprovera a Nicolao di aver abbandonato la famiglia e lasciata sola la moglie Dorotea con dieci figli. Lo si dice come se Nicolao fosse stato un incosciente. Ma sarebbe stato proclamato santo se fosse stata questa la sua scelta? Sarebbe proclamato santo un uomo che fugge dalle sue responsabilità?
Nicolao della Flüe si è ritirato nell’eremo, in solitudine, all’età di 50 anni, dopo aver svolto i suoi compiti di padre e di persona di riferimento nella vita civile del suo tempo. Il suo tempo è stato un tempo non facile per i Cantoni che allora formavano la Confederazione. Si delineava una spaccatura tra cantoni di città e i Cantoni di montagna. Nicolao ebbe sempre una maturità e un equilibrio che derivava dalla sua abitudine a chiudersi nella solitudine della preghiera. Egli ha sempre sentito una vocazione alla preghiera, che ha sempre coniugato con i suoi impegni di uomo, di padre e di cittadino, nonché di autorità.
Giunto il momento nel quale ha potuto sentirsi libero della totalità della scelta spirituale ha scelto di allontanarsi dalla casa poche centinaia di metri e vivere nell’eremo in perfetta solitudine e preghiera.
In questa sua solitudine, con preghiere e digiuni, si nutriva di meditazione e dell’Eucaristia.
La profondità delle sue meditazioni su di un quadro che aveva al centro il volto di Cristo e, attorno, i misteri di Cristo figlio di Dio e di Cristo fatto uomo, coltivò una profonda relazione con Cristo tanto da avere anche delle visioni.

Da S. Nicolao un’ insegnamento
Dall’esperienza di S. Nicolao ognuno di noi potrà cogliere l’invito alla solitudine come momento di ricchezza per il possibile incontro con Dio. Oggi, che siamo preoccupati di tenere insieme la famiglia che si disgrega per la lontananza dei suoi membri, per la difficoltà di amarsi anche nella difficoltà, perché c’è una fatica nel rispettare i sentimenti, S. Nicolao ha qualcosa da dire.
Oggi, che fatichiamo ad essere profondi e mettiamo enfasi nel modo di nutrire il corpo, S. Nicolao può essere maestro per insegnare ad ascoltare l’interiorità e cercare il silenzio per trovare Dio.
Oggi, che si cerca il proprio tempo libero per uno svago che a volte è fuga dalle responsabilità, invece che nutrimento della propria ricchezza da condividere con le persone che si amano, S. Nicolao può insegnarci a cercare un tempo che sia di nutrimento spirituale e di crescita nella fede.
S. Nicolao, che ha preso seriamente, e in modo totale, la preferenza di Dio nella vita, ci suggerisce di saper trovare il tempo per Dio e per meditare sulla vita di Cristo, nostro salvatore.
Credo che S. Nicolao della Flüe sia una persona da porre davanti allo sguardo dell’uomo d’oggi. Sarebbe peccato che, passato il tempo dei festeggiamenti, ricadesse ancora nel silenzio come lo è stato in questi ultimi anni del dopo guerra.

Vuoi conoscere S. Nicolao e vivere qualche minuto nei suoi valori?
Visita la tenda itinerante, posata davanti alla chiesa parrocchiale di Giubiasco, lunedì 11 e martedì 12 settembre 2017.

Vuoi conoscere la vita e la storia di S. Nicolao?
Vieni alla conferenza di Kathrin Morisoli domenica 10 settembre 2017 alle ore 20.15 all’Angolo d’Incontro a Giubiasco

Vuoi celebrare S. Nicolao?
Vieni alla sacra rappresentazione, opera di P. Callisto Caldelari, musiche di Vincenzo Giudici, sabato 23 settembre 2017 alle ore 20.30 nella chiesa parrocchiale di Giubiasco

 
 
 


EDUCARE AD ESSERE ADULTI


Cari lettori,
ho letto  un articolo che mi ha fatto tanto riflettere: non ricordo più l’autore dello scritto, ero in casa d’altri a leggerlo. Diceva una cosa, a mio parere, vera e nello stesso tempo strana.
Ieri si educava il bambino e l’adolescente ad entrare nel mondo degli adulti e, di conseguenza, si aiutava il ragazzo a entrare nella comunità, nella parrocchia, nel comune e nella vita civica con tutte le responsabilità necessarie. Si sorreggevano le attività educative specifiche: la vita di parrocchia per chi desiderava entrare nella comunità con la fede, così si frequentava la parrocchia e il culto. Per chi desiderava respirare la vita del partito lo si accompagnava alle assemblee o ai lavori del Consiglio comunale. Lentamente una persona percepiva la gioia di essere capace di assumere le prime responsabilità.



La stranezza, che ritengo vera, è che oggi sono gli adulti ad educare i bambini a restare bambini. Anzi, senza espressa volontà,  sono gli adulti che fanno a gara per aiutare i bambini perché trasformino l’adulto in bambino. L’adulto non ha altri programmi serali che quelli dei figli. Dunque si trasportano i figli dalla scuola alla palestra, dalla catechesi alla scuola di musica. Gli adulti non programmano presenze religiose, impegni politici o partecipazione alle assemblee insieme ai figli. Se i figli partecipano alla festa della ginnastica, anche gli adulti ci vanno, ma ben attenti a non portare a casa impegni di responsabilità che durino più di una sera (leggi  preparare la torta per la festicciola finale).
L’articolo diceva che oggi si sono invertiti i ruoli e, di conseguenza, avremo un popolo di bambini che fatica a diventare adulto, capace di prendersi le responsabilità. Avremo tante persone fragili che attendono qualcuno che le difenda. Abbiamo una società di adulti che non aiuta il docente nella sua qualità di maestro educatore: si telefona al direttore per rimproverare il docente che ha alzato la voce parlando con il figlio. Non si elogia chi trova il tempo per la comunità, ma lo si fa passare per uno che non ha di meglio per far trascorrere il tempo. Gli ambiti che un tempo aiutavano a vivere fuori dalla famiglia, oggi sono rimproverati se non hanno le stesse regole della propria famiglia.
La vita è il tesoro più bello che abbiamo, ma la vita è fatta anche di responsabilità condivise. La vita, a mio parere, diventa bella quando è spesa anche per gli altri. La vita è riuscita, come insegnava Baden Powell , se si ha il coraggio di lasciare il mondo più bello di come l’abbiamo ricevuto.
Esprimo una lode agli educatori che aiutano i giovani a inserirsi nel mondo degli adulti con saggezza, prudenza e con coraggio. Esprimo un grazie a coloro che mi hanno educato in questo modo. Erano persone che hanno dato il meglio di sé con l’esempio, con la fede e con ideali grandi.

 
 
 


NATALE: DIO COME ME


La celebrazione del Natale è una delle feste più cariche di sentimento. Noi occidentali, che siamo forti nella testa, nel ragionare e nel programmare, nella puntualità e nel fatturare anche il tempo perduto, non conosciamo più la forza del sentimento. Anche nel vivere la fede occorre il sentimento. Forse lo chiamiamo "fervore", come fosse un fuoco che brucia dentro.
Sentiamo ancora il fuoco che brucia dentro nella celebrazione del Natale del Signore?

Quando le persone erano analfabete si rallegravano di ascoltare il vescovo che predicava la profonda teologia di Dio che tanto ama gli uomini da mandare il suo Figlio unigenito per salvarci dal peccato e dalla morte che ci sono stati consegnati dalla disobbedienza di  Adamo e di Eva. Quelle popolazioni amavano Maria che ci ha partorito il Cristo e sentivano nel loro sentimento la pena e la fatica di questa donna che ha dovuto, al nono mese di gravidanza, scendere da Nazareth fino a Betlemme. Le persone soffrivano con Maria e Giuseppe perché non riuscivano a trovare un posto per partorire in tutta discrezione e riservatezza. Esprimevano questa loro tristezza nel canto "Tu scendi dalle stelle e vieni in una grotta al freddo e al gelo". Ti mancano panni e fuoco!"
Noi, oggi, ascoltiamo così tante notizie e così tante parole (anche inutili) che a volte non sappiamo più discernere tra le parole e le notizie importanti e quelle secondarie. Siamo così sommersi da parole, da notizie e da messaggi che la nascita di Gesù Cristo non fa assolutamente breccia nel nostro cuore.
Così il Natale rischia di non dire nulla alla dimensione della fede. Arrischia di non dire nulla, se non di essere una data scritta sul calendario.
Ma vale la pena entrare nella propria camera chiamata silenzio interiore, coscienza, profondo di noi stessi e ascoltare questa bella notizia. Cristo è la pace e l’amore. Cristo è la luce che viene ad illuminare noi che viviamo nelle tenebre dell’ignoranza perché non conosciamo né Dio, né la nostra grande dignità di uomini e donne.
Noi fatichiamo a ringraziare Dio che è entrato nella nostra storia. Anzi, a volte lo vorremmo sbattere di nuovo fuori come hanno fatti i suoi contemporanei.
Accogliere Cristo con il sentimento o con il fuoco che brucia dentro significa dare senso alla vita; essere portatori di amore e di mitezza. Significa distanziarsi da chi usa i muscoli e l’imposizione come metodo di relazionare con le persone. Io non vorrei cambiare con nessuno la gioia che provo nel dire che Dio mi ama e che attende da me una vita rivestita di amore e bontà, perché io gli sia davvero gradito.
Prova anche tu, caro lettore, a lasciarti prendere da un pizzico di sentimento davanti al bambino nato povero, nato nel nascondimento, riconosciuto ed adorato solo da peccatori come erano ritenuti i pastori d’un tempo.
Prova anche tu a sentire che gli angeli ti chiedono di uscire dalla tua sicurezza per andare da Lui ad adorarlo. Poi, fallo veramente! Sentirai come essi, i pastori, nell’allontanarsi dalla stalla, non facessero altro che lodare Dio per quello che avevano udito e visto.
Attenzione però: i canali attraverso i quali proviamo il sentimento sono l’ammirazione e l’emozione. Fermati a guardarlo, fissa i tuoi occhi su di Lui e lasciati emozionare perché sei davanti a un piccolo bambino appena nato, ma venuto per essere luce e salvezza. Contemplalo.
È Dio in mezzo a noi. È l’Emmanuele!
Ti domanderai:  "Ma Dio è come me?" Non crederlo diverso da come lo vedi, perché se è fatto come te è capace di amarti, è capace di ascoltarti. È capace di accompagnarti nei passi della vita. È capace di parlarti e di farsi intendere. Ma allora è Dio davvero!
Buon Natale!

 
 
 


CARO NOVEMBRE...


Entriamo in Novembre e ci viene incontro l’acquarello dei colori. Gli alberi, le montagne si dipingono di un colore che ricorda le fatiche premiate. L’autunno è una stagione cantata da tanti autori.



Trilussa ne parla così:

Foglie gialle
Ma dove ve ne andate,
povere foglie gialle
come farfalle
spensierate?
Venite da lontano o da vicino
da un bosco o da un giardino?
E non sentite la malinconia
del vento stesso che vi porta via?

È vero che è tempo di malinconia, perché il freddo e la bruma ci chiudono nel mantello e non sappiamo decidere nemmeno una passeggiata con la scusa dell’aria pungente.
La notte viene presto, in tardo pomeriggio. I ricordi dei posti vuoti rendono triste il desco familiare.
Ma non vi è solo l’aspetto della natura che ci segna in autunno. Vi sono giorni che ci avvicinano all’Avvento e sono festosi. La solennità di Cristo Re che corona le fatiche di un anno di crescita nella fede. Una festa, questa, che ci incita a credere nella vittoria dell’amore sul male. Ci invita a diffondere la giustizia e la verità, lo zelo per la fede. Celebriamo una regalità unica. Quella di Gesù è regalità incomparabile poiché affermata sulla croce, nel sangue versato per riconciliare l’uomo e l’universo intero con Dio, il Padre, cui gli uomini voltano, a volte, le spalle. Gesù, il Verbo fatto carne, è "il vero firmamento che orienta il pensiero e il cammino dell’uomo sulla terra". Egli è il "nuovo centro della storia", Colui che "collega il presente e il futuro", è Lui il vero avvenimento che, in mezzo agli sconvolgimenti del mondo, rimane il punto fermo e stabile.



Così, Tagore, un poeta indiano celebra Cristo Re:

Tu, re di tutti i giorni della mia vita.
Se la porta del mio cuore
fosse chiusa un giorno,
abbattila ed entra,
non andar via.
Se le corde del liuto del mio cuore
non dovessero cantare il tuo nome un giorno,
ti prego, aspetta,
non andar via.
Se non dovessi svegliarmi al tuo richiamo un giorno,
svegliami con la tua pena,
che ha forza di tuono,
non andar via.
Se un altro sul tuo trono
facessi sedere un giorno,
tu, Re di tutti i giorni della mia vita,
non andar via.


 
 
 


ANNO NUOVO, PERSONE NUOVE, COSE NUOVE



Iniziamo proprio dalle persone.
Mi devo staccare da don Juan Pablo, che ha chiesto e ottenuto dal Vescovo Valerio di poter aggiungere alla sua esperienza sacerdotale un tempo di missione. Ci lascia per la Romania. Lo ringrazio per l’amicizia che mi ha sorretto e incoraggiato nel lavoro pastorale di prete; era da sei anni con noi. Gli regalo la stima mia e di tutti voi che pure l’avete apprezzato con me. Gli auguriamo una bella e fruttuosa esperienza missionaria come vice rettore di un seminario Redemptoris Mater dei neo catecumenali.

Accolgo con tanto affetto e gioia don Elia Zanolari, un prete giovane, perché ordinato presbitero il 25 maggio 2013, entrato in parrocchia il 28 agosto scorso.
Da Maggia viene a Giubiasco e gli auguro di sapere vivere con noi il senso comunitario che caratterizza il lavoro di ogni prete. Egli viene per offrire a tutti noi, attraverso la predicazione, la celebrazione dei sacramenti e la spiritualità, Gesù Cristo Signore.

Anche la comunità delle Suore misericordine ha in vista dei cambiamenti: Sr. Corona e Sr. Maria Rosa lasceranno Giubiasco per rientrare a Monza, al loro posto arriverà Sr. Desy.
Nell’Anno della misericordia sia Sr. Corona che Sr. Maria Rosa hanno dato a noi la testimonianza della preghiera e dell’amore ai malati e agli anziani. A nome di tutta la comunità porgo un vivo ringraziamento. Appena sarà conosciuto il giorno della partenza e, rispettivamente, dell’accoglienza organizzeremo un saluto ufficiale.

Settembre ci riserva belle novità nel campo religioso: la festa federale di ringraziamento, che merita una riscoperta, perché la nostra nazione è confrontata con problemi di dimensione planetaria.  Oltre che vivere in una serena situazione ambientale e climatica è anche in prima fila nell’aiuto e nella ricerca di soluzioni condivise con le altre nazioni. Non tutti desiderano un allargamento delle maglie nell’accoglienza dei tanti profughi, ma è altrettanto vero che, se mettiamo l’accento sulle situazioni delle nazioni di partenza di queste persone, allora c’è altro che accogliere! L'esodo di massa spaventa e crea problemi mai visti prima in nessuna parte del mondo. La speranza è che la giustizia e la pace riescano a fare capolino dentro il buio degli imbrogli, della corruzione, della sete di potere delle dittature.

Il 22 settembre sarà presentato alla comunità il Piano Pastorale Parrocchiale. È la presentazione delle priorità sulle quali regge l’educazione religiosa, la liturgia, la socialità e la missionarietà della Parrocchia nell’anno pastorale che inizia in settembre.
La grande novità è la proposta aperta a tutte le famiglie, nell’ultima domenica del mese di entrare nella formazione all’unità della coppia  e all’amore all’interno della famiglia. La traccia ci è fornita dal documento di fine Sinodo sul tema della famiglia scritto da Papa Francesco. L’inizio di questi incontri è il 4 settembre con una uscita al biotopo di Camorino, il pranzo al sacco e la Messa da campo, tempo permettendo.
Allora vi aspetto. Buon anno pastorale!

 
 
 


CHE L'ESTATE SIA UNA SCUOLA PER TUTTI

Quante volte abbiamo gioito perché l’anno scolastico giungeva alla fine. Ci siamo rallegrati dicendo: "Sono in vacanza!" Ma, a ben vedere, ci siamo liberati dall’orario dell’apprendimento. Ci siamo liberati dalla presenza del docente come persona di riferimento per il nostro imparare.



Ora che siamo in vacanza siamo invitati ad applicare le nozioni e i valori che abbiamo appreso sui banchi di scuola. Siamo stati invitati al rispetto degli altri, al rispetto del materiale scolastico e della sede scolastica. Ora esercitiamo il rispetto degli altri sulla tromba delle scale, sul marciapiede che percorriamo, nel dialogo con tutti, straniero o conosciuto.
Siamo invitati a vivere il rispetto del materiale, a non lasciare una sola cartaccia in terra, non una lattina in bordo alla strada, non una maglietta dimenticata in palestra.
E il rispetto della casa e dei locali che frequentiamo? Anche questi dobbiamo rispettare perché, anche se luoghi pubblici, sono nostri. Ci viviamo.
Ma le cose che possiamo apprendere sono infinite. Si può imparare guardando la velocità e il modo di volare dei rondoni. Si può imparare dalla fronte corrucciata della mamma, sofferente o preoccupata per il fratello maggiore o la sorella. Possiamo imparare dai monumenti posti in mezzo a una piazza: sono segni di riconoscenza verso chi ha costruito quel paese nel quale siamo ospiti.
Possiamo imparare visitando le chiese e considerare che la fede è più antica della nostra presenza sulla terra. Chi siamo noi per scaricarci di essa?
Possiamo imparare dallo straniero e dal suo modo di cucinare e di dare valore alle cose necessarie che noi, nella nostra abbondanza, sprechiamo facilmente: una goccia d’acqua, un indumento completo anche se non firmato, una scarpa qualunque.
Possiamo imparare dalle raffigurazioni sulle banconote, tanto quanto  guardando le stelle del cielo nella notte.
Insomma, siamo in vacanza? No, direi, l’estate è una scuola più scuola della scuola!
Buona estate e che l’apprendimento sia grande e profondo!


 
 
 


LA LUCE IN FONDO AL TUNNEL

Andremo sicuramente orgogliosi per avere realizzato la galleria ferroviaria più lunga del mondo, dopo che il Gottardo ci ha rallegrato di precedenti record mondiali.

La gioia di essere stato chiamato a benedire i lavoratori che hanno dato inizio agli scavi con la prima fresa gigante, mi permette di essere orgoglioso che le maestranze, gli ingegneri e gli operai abbiano portato a termine questa opera ciclopica. Mi rincresce che anche Giubiasco abbia lasciato il suo nome tra le vittime dello scavo: la morte di Salvatore Di Benedetto ci aveva molto rattristato.
Aprire questo genere di porte tra il Nord e il Sud, nell’anno della misericordia, ha, per me, il significato di portare la misericordia che è al Nord verso il Sud e quella che si vive a Sud verso il Nord.
La prima misericordia è quella culturale. Far cadere delle barriere culturali che ci separano nella lingua, nei gusti, nell’arte, nella musica e, chi più ne ha, più ne metta.
Poi c’è la misericordia che è comprensione reciproca. Saremmo misericordiosi se riuscissimo a portare a Nord la tolleranza e la gioia di dare agli stadi la pace dopo le partite di calcio o di hockey.
Saremmo misericordiosi in pazienza e accoglienza gentile se riuscissimo ad accogliere a Sud che la fatica di vedere il sole a Nord è sinonimo di spostamento che riempie le strade percorse.
Tutti attendono il turismo, ma dovremo diventare accoglienti, non per fare denaro, ma essere persone gentili con gli ospiti a costo di rimetterci qualcosa di nostro.
Favorire le vie di transito significa restare scombussolati da chi passa. Passano le merci, ma passano anche i curiosi. Passano persone in cerca di lavoro, come passano persone che cercano qualcosa di nuovo oltre la monotonia del proprio paese.
Non siamo indovini e non conosciamo che cosa ci attende nel futuro. Sappiamo di vivere l’oggi, l’oggi di Dio e l’oggi degli uomini. Sicuramente diventiamo più vicini verso coloro che erano lontani. Sicuramente camminiamo per vie più diritte di quelle tortuose realizzate negli anni addietro. Ma andiamo dritti dove?
Risposta: dall’altra parte! Ma andare dall’altra parte ha anche il senso del richiamo all’al di là dove ci attende Dio. Dall’altra parte significa convivere con persone di lingua e cognome diversi dai nostri. Significa scoprire geografie nuove. Dall’altra parte significa non riporre la fiducia assoluta nel denaro e nella ricchezza, ma nella fede nel Signore Gesù Cristo, redentore e principio di unità fra tutti i popoli.
Credo che Alptransit non dia niente di certo, ma tutto da costruire. Ognuno è chiamato a dare il proprio meglio per restare se stessi e per cambiare la dove il cambiamento può essere arricchimento in cultura e adesione al diverso. Tutta la novità è un richiamo a vivere la vita nuova che scaturisce da Cristo in modo che, chi ci incontra, veda la fede, senta la fede, respiri la fede. Allora potrà tornare da dove è partito sicuro di essere stato arricchito. La bellezza della nostra regione è dono di Dio creatore. La bellezza della nostra povertà è frutto della fatica per il pane quotidiano. La bellezza del cielo limpido è richiamo allo splendore di Dio. Se fossimo uomini e donne di fede ognuno direbbe di essere venuto ad incontrare Dio.

 
 
 


IL PANE DELLA FESTA

Chissà quante volte hai messo il pane sotto i denti. Sei riuscito a fare di questo alimento un momento di soddisfazione. Sì, perché può essere soddisfazione mettere in bocca il pane croccante. Come può essere soddisfazione rifarti le forze con un pezzo di pane e companatico sul cammino di montagna. Come è soddisfazione vedere che tutta la tua famiglia è radunata attorno alla tavola per nutrirsi non solo degli alimenti, ma soprattutto della presenza di tutti i commensali.



Che domenica gioiosa, quando riusciamo a trovarci tutti insieme attorno alla tavola della Mensa del Signore.
La freschezza della Sua presenza che dona conforto! La presenza dei fratelli che condividono la stessa fede. Che gioia essere nutriti della Parola di Dio che fa crescere unità e crea forza per la testimonianza nella settimana a seguire.
Poi… offrire quel  "Pane dato" e quel  "Sangue versato" al Padre per la salvezza del mondo che si è andato costruendo nella settimana per opera degli uomini. Un mondo che a volte fa paura e che a volte regala scoperte meravigliose. È un’offerta che ci stimola a rispettare la natura come il primo dono di Dio affinché ogni persona, vicina e lontana, possa vivere.
Offrire Cristo al Padre è per stimolare ognuno di noi all’unità, per vivere come un corpo solo!
Offrire Cristo al Padre per vivere in santità di vita, perché la nostra vita sia il sacrificio più bello a Dio gradito.
Offrire Cristo al Padre perché ogni battezzato viva nell’amore e alla guida di Papa Francesco e del Vescovo Valerio.
Offrire Cristo al Padre perché, coloro che ci hanno lasciato e dei quali solo Dio conosce la fede, possano godere una eternità beata e risorgere dai morti.
Che festa innalzare la lode e il rendimento di grazie al Padre, con il Cristo, nello Spirito Santo e tutti insieme cantare il nostro "Amen"!
Ma la gioia più forte, interiore e rafforzante è godere del dono del Padre che ha fatto di Gesù il Pane della Vita.



È forte accogliere Cristo, Pane di vita, che poi portiamo a casa dentro di noi e che accompagna tutta la comunità ecclesiale nella giornata di famiglia e nell’orario di lavoro.
Egli è forza per amare nelle opere di misericordia; Egli è occhio che ci aiuta a vedere le opere che Dio compie nella vita dei fratelli; Egli è coraggio per una testimonianza, a volte, senza parole, ma che dice la bellezza delle scelte della fede cristiana.
Hai imparato a godere della partecipazione alla Messa domenicale? È un’ora che, quando ne gusti la profondità, non mancheresti per nessuna cosa al mondo, perché entra a far parte della tua relazione con Dio e con la Chiesa tutta. Di conseguenza provi un senso di adesione al profondo di te. Come se tu avessi toccato e percepito chi ti abita nel profondo di te. Godi di essere capace di metterti in sintonia con il Vivente e senti che, da una relazione così, tu diventi colui che riceve e ingigantisce.
Senti che prendi una forma universale, che abbraccia tutte le persone. Senti che ti si forma una dimensione di eternità che va oltre il tempo. Senti  che diventi sempre più te stesso, diverso dagli altri, tu indispensabile a Dio e Lui indispensabile a te.


 
 
 


PASQUA NELLA STORIA

La grande esultanza della Chiesa diventa tempo. Quando un avvenimento diventa tempo significa che entra nella storia e, dunque, fa parte della vita delle persone.
Entrare nel tempo ha anche valenza di durata, perché l’avvenimento possa essere girato e rigirato, contemplato e ammirato. Un lampo nel cielo è di un istante e non entra nel tempo!



La Pasqua entra nel tempo con una solennità che inizia nella notte in modo da sfruttare i simboli della luce e del fuoco. Se la luce e il fuoco diventano storia significa che si protrarranno anche dopo quella notte. Infatti diventano cero Pasquale acceso, luce da acclamare, come segno della presenza di Cristo risorto.
Se Pasqua è la vita anche l’acqua entra nella storia, perché diventa simbolo della novità portata da Cristo all’umanità che viveva nel deserto della sua solitudine, del male e del peccato. L’acqua diventa storia e diventa fonte battesimale, diventa onore per tutte le volte che produce fertilità sulla terra deserta.
Pasqua entra nella storia per i racconti che, nella Veglia pasquale, iniziano dalla creazione del mondo e passano per la fine dell’esilio egiziano per gli ebrei, (figura del cammino di liberazione percorso da Cristo in mezzo a noi) su su fino ai comandamenti  per giungere alle parole dei profeti. La Pasqua infine diventa  Cristo in persona che è accolto e ascoltato tutte le volte che i cristiani si radunano a pregare.
Ma la Pasqua diventa Pasqua settimanale ogni domenica. Entra nella storia con il ritmo settimanale perché è un avvenimento tanto importante da mai essere dimenticato o trascurato da coloro che sono diventati pasquali in Cristo.
La Pasqua entra nella storia per il periodo di cinquanta giorni di celebrazione che porta alla Pentecoste. "Il tempo pasquale" nel quale si rivivono le gioie e i sentimenti delle apparizioni di Cristo ai discepoli per rassicurare la comunità che veramente il Cristo è risorto e che la fede trova il suo fondamento nella risurrezione di Cristo.



Caro lettore, il grande avvenimento della Pasqua chiede a noi tutti che entri come stile di vita nel comportamento quotidiano. Solo in questo modo diventerà storia di oggi… la nostra storia!
San Paolo scrive nella lettera ai Filippesi (4,2-8):
"Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù. In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri. Ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, è quello che dovete fare. E il Dio della pace sarà con voi!".


 
 
 


DAVANTI AL CROCIFISSO

Siamo sempre di corsa. Abbiamo il timore di dedicare un tempo opportuno alla nostra interiorità. Siamo attratti da una forma di estetismo che ci porta a rifuggire da qualcosa che nasce e si sviluppa dal soffrire. La parola sofferenza è bandita anche dall’abitudine di ingoiare pastiglie ad ogni disagio fisico.
Eppure è arrivata la settimana nella quale siamo invitati a posare i nostri occhi su Gesù Cristo sofferente, che versa il sangue, che subisce ingiustizie e muore di una morte orribile come è la morte in croce.
Cosa ci costa soffermarci davanti a un crocifisso tra le mani, in casa nostra, seduti sul divano e riflettere? Quella persona crocifissa, sempre che ne conosciamo il racconto della sua passione e morte, ci parla di una vita spesa a fare del bene e di una condanna per odio e per il timore di dover cambiare i parametri del dominio di alcune persone.

Gesù morto sulla croce ci parla dell’abbandono dei suoi discepoli: lasciato solo come un cane nel momento della prova! Ci parla della fedeltà al Padre, perché chi vuole vincere il peccato e il male deve voler stare dalla parte del bene e dalla parte di Dio.
Cristo crocifisso ci parla anche della sua ingiusta flagellazione, usata da Pilato, il governatore, come stratagemma, per cercare di liberarlo dalla condanna a morte voluta dai capi del popolo, ma dichiarata apertamente ingiusta. Così il Cristo si troverà flagellato a sangue e poi ancora condannato anche a morte. Oltre il danno, anche la beffa!
Cristo che muore con parole di perdono è maestro di divinità anche per le persone che lo seguono nella fede. Anche noi diventiamo divini quando sappiamo perdonare!
Pertanto sorge un dubbio: è meglio guardare il crocifisso o rileggere nei vangeli il racconto della sua passione e morte? Da tanto non li leggi più? Da tanto non frequenti la chiesa dove il racconto viene letto nella domenica delle Palme e nel venerdì santo?
Dai, Cristo si merita in questi giorni una scelta o l’altra delle due di cui abbiamo parlato. Buona Settimana Santa!


 
 
 

QUALE BELLEZZA COLTIVI?

Ci sono dei terreni adatti a piantare le cipolle; terreni adatti che favoriscono la crescita delle carote. Ci sono terreni idonei alla coltivazione delle azalee. Ma qual è il terreno adatto alla tua crescita interiore?

Credo che la risposta stia nella capacità di percepire la bellezza dell’esistenza. Sentirsi amati dà una sensazione di serenità e di riuscita della propria presenza; spinge a lasciarsi amare e, dunque, spinge a fare in modo che altri sentano dentro di loro la sensazione di essere amati.
Una persona che vive con te in casa, una persona che condivide la tua attività professionale,  sono presenze preziose. Hanno ricchezze belle perché sono diverse e complementari a te. Ti fidi e quello che fanno loro non lo devi svolgere tu! È una presenza che genera fiducia e stima.
Prova a sentire che la tua persona produce stima e fiducia proprio quando esercita al meglio la tua funzione, la tua ragione d’essere. Sei il miglior sposo, la miglior sposa che esista in quella casa? Sei il figlio migliore che esista sotto quel tetto che copre il cielo? È perché vivi a fondo le tue responsabilità. Tutti parlano bene di te in casa e anche fuori casa.
Quando coltivi la bellezza  dell’esistenza sai sorridere, perché hai dentro di te una sicurezza: "Sono una persona che vale per chi mi conosce e mi ama!"
Posso farti una domanda? Quale bellezza dell’esistenza coltivi? La domanda non è indifferente, perché se il terreno adatto alla crescita non fosse per nulla adatto… come fai a sperare in un buon raccolto?

Hai un quadernetto sotto mano? Prova a scrivervi alcune note sulla tua persona, vista come la vede Dio. Prova ad annotare… Io ho annotato: "ci sono giorni in cui non Ti dico grazie!" Mi sono accorto che questa mancanza di gratitudine l’ho anche nei confronti delle persone che mi aiutano o che vivono a stretto contatto con me. Da quando mi sono accorto ho cercato di migliorare. Ho migliorato la mia gratitudine!
Potrai annotare delle mancanze, ma potrai annotare anche delle lodi che sono indirizzate al tuo modo di essere.
Ho scritto: "Ho cercato l’unità tacendo e questa fatica mi è valsa il poter dialogare per più tempo". Dio, quella sera, mi ha applaudito perché anche Lui desidera l’unità e mai la separazione o la divisione.
Si può fare Quaresima anche così, con una pagina di quadernetto alla settimana. In fondo sono solo sei settimane, ma con sei miracoli di mutamento della vita diventi splendido e la Pasqua diventa tua. La Pasqua entra in casa silenziosamente e ti accorgi che, sulla porta esterna, potrai appendere un segno festivo che si riferisce alla Pasqua perché è diventata una festa vera per te e per tutta la famiglia.


 
 
 


DIO VIENE A TOCCARE IL TUO CUORE

Non ti meraviglia che il nostro Dio abbia scelto la persona umana per diventare visibile ai nostri occhi? Avrebbe potuto affermare di restare presente su un santo monte, al confine tra la terra e il cielo! Avrebbe potuto continuare a parlare per bocca di profeti. Invece no. Ha scelto di mostrarsi fragile come lo è un uomo. Nemmeno completo in se stesso, perché si fece uomo e non donna: dunque parziale anche nelle caratteristiche del corpo.
Mi ha sempre meravigliato questa scelta perché mi fa capire che la persona, con la sua libertà, con la sua creatività, con la sua intelligenza e la sua memoria, con la capacità di comunicare attraverso la parola e nella profondità dei suoi sentimenti è al centro di tutta la storia e ha tra le mani le possibilità di cambiare il mondo. Dio, dunque, si è fatto vicino a chi è il perno della storia.

È nato dunque in mezzo a noi e si rivolgerà a noi per chiedere di diventare protagonisti di una storia nuova fatta di giustizia e di pace. Si rivolgerà a noi per dire che dentro il cuore delle persone covano minacce e cattiverie e che è lì, il cuore, il centro del motore della storia. Non sono le scoperte scientifiche, né tanto meno le ideologie dei partiti e le leggi dei re, a cambiare il mondo, ma il cuore degli uomini, uomini o donne che siano.
Resto sbalordito davanti a questa scelta di Dio: venire a toccare il cuore dell’uomo! Celebro il Natale con la convinzione che un bambino deposto in una mangiatoia di una stalla comincia a smuovere la tenerezza del cuore.
Comincio a capire perché pastori e Magi corrono e gioiscono dopo avere veduto e adorato questo bambino,  perché si sono lasciati intenerire il cuore. Sono certo che anche dentro il segno esteriore del mio regalo fatto alle persone care c’è un invito ad usare il cuore  e a lasciarsi intenerire a partire dal cuore.
A te che hai un cuore auguro di lasciarti invadere il cuore di così tanta tenerezza da gioire di saper amare. Farai esperienza della strada percorsa da Dio per vedere cambiare il mondo. Buon Natale!

 
 
 


IL TEMPO DELL'ATTESA




Un tempo della nostra vita dedicato ad aspettare non è una cosa poi così scontata. Chi ha fretta è già in difficoltà, perché attendere è sinonimo di non poter fare altro che... attendere!
Sembra ad alcuni un tempo buttato via. Invece il tempo dell’attesa è carico di contenuti. È carico di emozione nel senso che ci muove il cuore a fare posto alla persona che, da un momento all’altro, potrebbe giungere. Questa emozione ci fa controllare che tutto sia al suo posto, se possiamo mostrare che tutto sia in ordine. L’attesa infatti ci ha spinto a compiere il gesto di far vedere il meglio di noi stessi nell’ordine e nella pulizia del luogo nel quale ospitiamo la persona che deve venire.

Dunque l’Avvento è un tempo per fare ordine, in modo che non vi siano ostacoli all’accoglienza del Cristo Signore. Poi il tempo dell’attesa è un tempo frastagliato tra il non distogliere l’occhio dalla finestra in attesa dell’ospite e il voler sistemare gli ultimi dettagli che non avevamo previsto prima. Qui vi è una sorta d’angoscia e di rimpianto. Angoscia, perché non ci è dato tutto il tempo che vorremmo; rimpianto perché ci rimproveriamo di non aver avuto prima queste idee magnifiche. Il tempo di attesa diventa dunque una sorta di giudizio, perché temiamo che colui che giunge possa rimproverarci qualcosa.
Ma se attendessimo una persona che amiamo e che ci ama avremmo questi sentimenti? Non saremmo soltanto in attesa di essere riconosciuti e di essere abbracciati? In tal modo, e in questa circostanza, il tempo d’attesa sarà proporzionato alla durata dell’abbraccio. Non ci interesserebbe il giudizio, perché sappiamo che non c’è spazio per il giudizio. Anzi, se la persona che ci amasse fosse in ritardo e ci prolungasse l’attesa, sarebbe ancora lei a scusarsi verso di noi.
Usciamo da questa descrizione e proviamo a mettere i nostri sentimenti dentro l’attesa del Natale: sappiamo il giorno dell’incontro: il 25 dicembre. Sappiamo chi è la persona che arriva: Gesù Cristo Signore. Sappiamo che arriverà in silenzio e in povertà: saremmo svergognati se noi fossimo dentro un’esagerata ricchezza. Sappiamo che verrà come potrebbe venire un bambino neonato: avrà bisogno di noi e ci chiederà di stare ai suoi ritmi, non ai nostri! Chiederà disponibilità a fargli posto, a renderlo centro d’attenzione per i nostri conoscenti e amici.



Vale la pena attenderlo? Certamente, perché questa attesa ci chiama alla conversione, alla vigilanza, all'attesa, alla ricerca spirituale, ad una vita onesta, giusta, fraterna, a riconoscere i segni dei tempi. Ci invita a ripetere con insistenza che il Signore viene, che è vicino a noi, che è in mezzo a noi. E ci invita ad accoglierlo con stupore e senza esitazioni, magnificando il suo nome e portando ai fratelli la buona notizia della sua venuta. Che è per tutti. Buon Avvento!

 
 
 


AZIONE CATTOLICA:
DI TUTTI, PER TUTTI


Da quando ormai quasi 10 anni fa abbiamo intrapreso questa nuova avventura, nel neo-comitato di AC ci siamo posti la seguente domanda: perché è così difficile sentirsi parte di AC? Cosa blocca tante persone, anche quelle impegnate in diverse attività parrocchiali, a partecipare agli incontri dell’Azione Cattolica e a sentirsi parte di essa?
Risposte precise non ne abbiamo, però possiamo dire che in questi anni abbiamo cercato, come meglio abbiamo potuto, di avvicinare il più possibile la nostra associazione alla parrocchia e renderla una parte "viva" di essa, un cuore pulsante in cui creare soprattutto dei momenti di incontro tra le persone.



Prima di ricordare alcune delle prossime date di questo nuovo anno pastorale, vorremmo fare un appello. Abbiamo tante idee, ma spesso dobbiamo rinunciarci a causa di  mancanza di forze e soprattutto collaboratori. Quindi vi comunichiamo a mo' di "campagna pubblicitaria" che avremmo bisogno di:
- Sorelle maggiori, mamme, nonne (o nonni?) per il baby sitting la domenica mattina durante la Messa delle 10.30.
- Aiutanti per preparare e servire caffè e aperitivo l’ultima domenica di ogni mese
- Giovani famiglie disposte a pensare e vivere un nuovo cammino di fede in parrocchia in comunione con altre famiglie
- Alcune donne di buona volontà per aiutarci a preparare torte, aperitivi, ecc.. per la festa di Cristo Re
- Tanti partecipanti al pranzo di Cristo Re (22 novembre)
- Giovani, famiglie, mamme, papà, pensionati e non (insomma tutti) incuriositi a partecipare al walking spirituale (ogni lunedì mattina alle 9.00 per chi può) o alle uscite in montagna che proponiamo uno o due sabati all’anno (meteo permettendo…).
- Giovani musicisti per l’animazione domenicale  e giovani animatori per il Gruppo Giovani Giubiasco (GGG).

Come si può notare ce n’è per tutti i gusti! Ognuno potrebbe, volendo, trovare una o più attività per sentirsi utile e accolto. Coraggio!

Annotate le date del

  • Domenica 22 novembre: festa di Cristo Re con pranzo e uscita pomeridiana (troverete le iscrizioni in fondo alla chiesa con i dettagli)

  • Martedì 24 novembre: incontro per famiglie (per i dettagli consultare il volantino)

  • Domenica 29 novembre per gli abituali appuntamenti con caffè e biscotti oppure l'aperitivo dopo le S. Messe.


Cari saluti dalla VOSTRA Azione Cattolica parrocchiale di Giubiasco e... arrivederci a presto!

 
 
 


SIAMO TUTTI MISSIONARI


Avrai già sentito parlare del fatto che il mese di ottobre è dedicato dalla Chiesa cattolica alle missioni. Il mese inizia con la festa della patrona delle missioni: S. Teresa  di Gesù Bambino. Teresa di Lisieux non è mai stata nelle missioni, ma sempre nel suo convento in Francia.
Ti potrai domandare: "Come mai è stata innalzata ad essere patrona delle Missioni?"
Perché ha vissuto tutta la sua vita, breve perché è morta  32 anni, offrendo al Dio della misericordia preghiere e sacrifici affinché tutti si aprissero a conoscere e ad accogliere Gesù Cristo Signore e Salvatore del mondo.
Ognuno di noi ha dentro di sé la dimensione missionaria. Tutti desideriamo che i nostri conoscenti abbiano la gioia di incontrare persone significative con cui coinvolgersi nel corso della vita. Lo desideriamo per i figli, perché abbiano a incontrare una brava ragazzi da sposare.
Tutti abbiamo dentro di noi la certezza che ciò che realizza la persona venga sperimentato da tutti coloro che conosciamo e ce lo auguriamo per tutte le persone della terra. Desidereremmo che non siano i soldi a fare la felicità, ma la forza di amare e di dedicarsi agli altri. Tutti desideriamo che il denaro sia solo un mezzo per poter vivere e non lo scopo della vita.



Dentro di noi sentiamo di essere missionari perché, se abbiamo sperimentato che Cristo è la nostra fortuna, la perla che abbiamo trovato, la scoprano anche gli altri, in quanto da Lui scaturisce un modo di vivere di rispetto, di libertà, di giustizia e di amore reciproco.
Siamo certi che, se tutti vivessimo come dice Gesù, il mondo sarebbe migliore e più bello da vivere.
Il mese di ottobre ti suggerisce di essere missionario riscoprendo Cristo e facendolo diventare attrattivo per chi ti sta accanto e per i lontani. Dire la parola "Missioni" è dire il mondo. Quanti bisogni ha il mondo! La Chiesa desidera che tutti scoprano e accolgano Cristo germoglio di uno stile di vita che porta alla fraternità, alla giustizia e alla pace.
Provaci nel tuo vivere i giorni delle settimane di ottobre. Provaci con la preghiera. Provaci offrendo a Dio i contrattempi che ti capitassero e la fatica nelle vicende belle della tua settimana. Chiedi a Dio che tanti, tutti, incontrino Cristo.
Dovremmo essere una Chiesa attrattiva che mostra la bellezza di Cristo. Se ti accorgessi che ti occorre lucidare questa bellezza… fallo! Buon ottobre missionario.

 
 
 


LA MADONNA DEL ROSARIO


In ottobre si celebra la festa della Madonna del Rosario. Celebrare la Madonna del Rosario è come sfogliare l’album delle fotografie in casa. Si ripercorrono gli avvenimenti principali della vita di Gesù e della storia della nostra salvezza, come se fossero le fotografie, dette anche "misteri" e si va a cercare dove si trova il volto di Maria dentro quella fotografia.
Non è la ricerca di un volto. Anche quello, ma soprattutto è la ricerca di un atteggiamento che Maria, mamma di Gesù, ebbe in quel momento e che diventa per tutta la Chiesa, anche per i cristiani del nostro tempo, un ammaestramento di vita per aderire sempre più al Cristo. La mamma di Gesù ci insegna ad appartenere a Gesù Cristo, a essere persone di fede, di speranza e di carità. Nella recita del Rosario sono importanti i misteri (le fotografie), che vanno guardati e contemplati per la durata di 10 "Ave Maria" che scorrono tra le labbra mentre il pensiero resta rivolto al mistero.



Del Rosario si dicono cose che non hanno a che vedere con il Rosario! Si dice ad esempio che è ripetitivo: può darsi, se si è abituati a recitare la preghiera dell'Ave Maria.
Si dice che è una noia! Non è vero, perché dentro il mistero il pensiero corre ai personaggi di quel mistero, alle parole di Gesù, ai fatti come li ha vissuti Gesù.
Supponiamo di contemplare la nascita di Gesù a Betlemme. Il pensiero durante la recita della prima Ave Maria va alle parole dei canti di Natale che lo cantano nudo e povero, quando Lui è il Re del cielo e della Terra! Il mio pensiero, durante la seconda recita dell’Ave Maria, va a S. Giuseppe con le sue preoccupazioni di trovare un luogo idoneo al parto di Maria. Nel tempo della terza Ave Maria il mio pensiero corre ai pastori e alla festa degli angeli che vanno a chiamare i pastori per l’adorazione e cantano "Gloria a Dio in cielo e pace in terra agli uomini di buona volontà". Qui il mio pensiero corre a tante persone di buona volontà che oggi lavorano per costruire la pace e la giustizia.
Ma poi vedo che Maria ha viste realizzate le promesse di Dio, conosciute dall’Angelo Gabriele. Ha esultato nel vedere che, davvero, gli eredi delle promesse di Dio sono solo i poveri.
Maria è stata una donna che ha adorato il Cristo, Figlio di Dio, nel silenzio e lo ha offerto al mondo e a me. Maria è modello della Chiesa che ha il compito di testimoniare il Cristo Figlio di Dio e di offrirlo al mondo di questa generazione. Io stesso, che sono un individuo della Chiesa, mi sento stimolato da Maria a dare la mia testimonianza al Cristo.
Proseguendo nella meditazione del mistero posso riflettere sulla gioia dei pastori che annunciano di aver visto il salvatore. E i Magi? Poi Erode che vuole cercare il bambino per ucciderlo? Troppo poche le 10 Ave Maria! Il mio pensiero avrebbe altre cose da riflettere e sono chiamato a passare alla seconda fotografia.



È facile dire il Rosario? Qualcuno dice di sì, altri dicono di no. Io penso che sia bello ripercorrere il Vangelo e gli Atti degli Apostoli, perché ho il piacere di conoscere le Scritture che mi aiutano a leggere le fotografie sempre con bella novità. La popolazione che non frequenta più la lettura della Parola di Dio si trova spiazzata e sente soltanto la ripetizione delle Ave Maria, mentre In 20 minuti si ripercorrono dei misteri che possono essere di gioia, di luce, di gaudio e di dolore, a dipendenza di quali fotografie siamo invitati a ammirare.
Il miglior mezzo per approfondire e vivere il Rosario è quello di provare a recitarlo.

 
 
 


LA FESTA FEDERALE DI RINGRAZIAMENTO


Questa festa ha una lunga tradizione nel paese e trovo valga la pena parlare del suo valore in questo tempo nel quale si tende a demolire i "miti" e a togliere la linfa a coloro che hanno occhi profondi sulla realtà.

La Festa Federale di Ringraziamento è una pietra miliare nello scorrere dei nostri giorni. È una festa che porta alla riconoscenza verso le persone che faticano a portare avanti il nostro Paese in mezzo alla globalizzazione e cercano di far risaltare la pecularità che il nostro Paese possiede e che non è paragonabile con nessun altro.
Oggi si vorrebbe modificare anche la bandiera, come si vorrebbe modificare l'inno nazionale! Anche questi sono sintomi che, personalmente, ritengo pericolosi perché ci pongono sulla china di non avere più il coraggio di dire che noi siamo noi e non altri; che abbiamo un passato del quale noi siamo i figli onorati; che abbiamo un territorio segnato dall'arte religiosa oltre che dal paesaggio della natura che nessuno di noi ha creato, ma nel quale ci siamo, viviamo e cresciamo.

La Festa Federale di Ringraziamento ci pone davanti alle responsabilità di amare il creato che abbiamo ricevuto in dono da Dio. Ci pone nella responsabilità di cercare le meraviglie che Dio ha riservato per questa nazione nel suo passato. Studiare la storia ed essere onorati di essa non è cosa facile a meno di avere occhi profondi e non solo scientifici.
Questa festa federale ci pone davanti alla realtà della popolazione che abita nella confederazione e chiede a tutti apertura, accoglienza, condivisione, perché non siamo unici né soli al mondo. Questi tre elementi: la geografia, la storia e la popolazione che abita un paese, fanno la PATRIA.

Ogni volta che tocchiamo con mano che i popoli delle nazioni si aprono agli altri, vicini e lontani, abbiamo un segno di speranza verso un futuro migliore.
Ogni volta che ci si riunisce per trovare, insieme, soluzioni a problemi sempre più difficili tocchiamo con mano un segno di speranza verso il domani.
Ogni volta che la popolazione esprime solidarietà e condivisione vediamo segni di speranza perché l'uomo emerga in tutta la sua dignità.
Ogni volta che coltiviamo la bellezza, la giustizia e la pace celebriamo la gioia di lasciar entrare Dio nella nostra storia.
A tutti auguro di saper trovare un modo personale ed un modo comunitario per celebrare la Festa Federale di Ringraziamento. Se è una giornata di ringraziamento e di meditazione "per la nazione" forse non è sufficiente la dimensione strettamente privata, ci vorrebbe anche quella pubblica!

 
 
 


AD OGNUNO LA SUA PARTE DI RESPONSABILITÀ


La nostra era è un tempo nel quale si ricordano avvenimenti che hanno mutato la storia. La fondazione dell’ONU, l’orrore della guerra dopo le tremende guerre mondiali, l’amore al proprio paese, la caduta del muro di Berlino, la caduta della dittatura comunista in URSS, il ricupero della libertà delle nazioni europee prima sotto dominio sovietico o nell’area comunista, l’avvenimento del Concilio Vaticano II. Solo per citarne alcuni.
Gli avvenimenti sono tanto grandi e hanno piegato la storia tanto da far dimenticare le piccole responsabilità di ognuno nella quotidianità.
Voglio lodare le persone che ogni mattina si alzano dal letto e affrontano, non senza preoccupazioni, la giornata di lavoro. Hanno dato continuità alla loro famiglia! È un’opera ciclopica!
Mi permetto di porgere un grazie a chi avesse preparato il pane, venduto nelle panetterie, perché sono strumenti di Dio nel poter ricevere il pane quotidiano domandato nel "Padre nostro". È un’opera ciclopica!

Elogio quei medici che prima di incontrare i pazienti, o di entrare in sala operatoria, passano un attimo di silenzio per approfondire il caso, per ascoltare la storia della persona, per chiedere a Dio di dare loro una parte di autorità sulla vita, per entrare con sicurezza e dare una svolta alla salute pericolante. Non fanno alcun rumore, ma portano tanta speranza e cambiano il mondo. È un’opera ciclopica!
Voglio dire una lode a chi, nell’abitudine mensile, paga le proprie fatture, magari con un pizzico di fatica, perché portano avanti l’onestà del paese, il coraggio delle ditte che prestano il loro lavoro e hanno la possibilità di stipendiare i dipendenti. È un’opera ciclopica!
Credo che queste, e tante altre piccole responsabilità  del quotidiano, siano importanti tanto quanto gli avvenimenti che ho ricordato sopra. Siamo invitati a fare bene quello che le nostre responsabilità di papà, di mamma, di operaio, di datore di lavoro, di prete, di allievo, di docente, e chi più ne ha più ne metta, ci chiedono. Così facendo formeremo una società di speranza, di onestà e di solidarietà, di amore, di rettitudine. Saremo stati noi a immettere forza nei valori, non i capitali della borsa.
Dio ci chiama a questa onestà chiedendoci di lavorare nella sua vigna che è il mondo. Ci chiede di lavorare bene tutta una giornata o anche un’ora soltanto, se questo era il tempo a nostra disposizione per essere presenti. La ricompensa è certamente grande per tutti, perché la sua generosità è senza limiti.
Anche oggi voglio compiere nel migliore dei modi quello che mi toccherà fare! Rallegrati e sentiti importante agli occhi di Dio. Buona giornata!

 
 
 


INCITAMENTO ALLA SPERANZA


Che ne pensi delle situazioni di guerre, di profughi e di situazioni di miseria che ascolti ogni giorno come notizie a cui non è permesso assuefarsi?
Eccoti un incitamento alla speranza.
La sofferenza fa parte della vita delle persone. Si soffre andando in montagna; si soffre per affermare il bene; si soffre davanti alle tragedie del mondo. Sui soffre per giungere al termine di un’impresa difficile! Non parlo di malattie. No. Parlo di sofferenza.
La sofferenza è il prezzo per la riuscita di ogni impresa , soprattutto quelle che cercano di risolvere le situazioni che sembrano impossibili da capovolgere.
La sofferenza è una situazione – ti parlo da cristiano – che attende l’iniezione dell’amore affinché l’amore,  che è la forza di Dio, la trasformi e faccia trovare sole e serenità, pace e benevolenza. Senza fatica l’amore non può entrare nell’odio e nelle situazioni dolorose. Introdurre l’amore significa CON- SOLARE; che posso tradurti in "insieme torna il sole".

È la croce di Cristo che ci insegna questa dinamica. Perché la croce non è stata l’ultima parola. L’ultima parola è stata la vittoria sulla morte e sul peccato. L’ultima parola si chiama risurrezione!
È la forza dell’amore, in unione con Dio, che permette a Dio di iniettare il veleno che fa terminare la morte e germogliare la vita. Pertanto, anche davanti al terremoto del Nepal, come davanti alle situazioni di fuga e di guerra nella Siria, ti incito alla speranza.

La sofferenza ha due dimensioni: la prima è la sofferenza nella quale il singolo non può decidere. La seconda è quella a portata di ogni individuo.
Davanti a una guerra decisa dal capo di Stato il cittadino non può fare nulla per capovolgere la decisione presa. Ma il cittadino ha il ruolo di nutrire la sua speranza con gesti d’amore quali la condivisione del pane o la condivisione della solitudine. Solo in tal modo il cittadino offre a Dio l’amore che serve a capovolgere le dichiarazioni di guerra e aiuta i suoi simili a nutrire la speranza della fine dei conflitti. Se ogni cittadino esercitasse la solidarietà e l’amore verso il fratello che soffre riuscirebbe a far credere che la fine della sofferenza è possibile. Senza questo apporto del singolo la speranza si spegnerebbe e la disperazione prenderebbe il sopravvento.
Nelle situazioni individuali, invece, ogni gesto di amore e di solidarietà sarà un gesto di speranza che, se continuato, giungerà a sconfiggere il male e la sofferenza.
È dunque importante la partecipazione alla Catena della solidarietà, come è importante ogni piccolo gesto d’amore, anche quello semplice di una colletta. Le persone che sono dentro il buio della sofferenza inizieranno a vedere una piccola luce, anche se lontana, e prenderanno coraggio per camminare verso di essa per uscire al sole, alla verità dell’uomo, alla vita.

L’importanza dell’amore ha anche questa faccia. È il segno toccabile oggi della speranza che sarà vittoria solo domani. Per questo il cristiano non cessa di sperare e spera anche dentro ogni sofferenza umana.
Perfino davanti alla sofferenza della morte il cristiano crede che nell’amore e nella fedeltà a Dio otterrà vita eterna e risurrezione. Da questa speranza il cristiano ha anche la forza di offrire a Dio la propria sofferenza come gesto d’amore alla riuscita della vita.
Non si arrende nemmeno davanti alla certezza di dover morire, perché è certo che, nella fedeltà a Dio, Dio darà una vita nuova anche dopo la morte.

 
 
 


SACRO CUORE: ANTICAMERA DELL'ANNO DELLA MISERICORDIA


Venerdì 12 giugno: celebrare la festa del Sacro Cuore di Gesù in questo anno che precede l’Anno Santo della misericordia è una vera fortuna. C’è sempre qualcosa di nuovo in ciò che si ripete. Bisogna avere occhi per vedere la novità.
Per anni ho sentito parlare di un Dio giudice severo, rigoroso, impassibile. Questa immagine, che in molti abbiamo ancora negli occhi, del fuoco dell’Inferno, si sgretola quando ammiriamo il Sacro Cuore di Gesù.

Il cuore di Gesù è la fiamma d’amore che riesce a sciogliere la durezza del nostro cuore e la nostro egoismo. Il cuore di Cristo ha rivelato a tutti come è il cuore di Dio. Ricordare la parabola del Padre misericordioso è ripetitivo. Ma vedere Cristo che siede a tavola con i peccatori, vedere Cristo ha una pazienza enorme con i discepoli che della sua scelta di amare tutti non apprezzano nulla; vorrebbero che scenda il fuoco dal cielo e che consumi i contrari!
Il cuore di Cristo è raccontato nella parabola della pecora perduta, ma è anche nella risposta al ladro sulla croce: "oggi sarai con me in Paradiso".
Il cuore di Cristo si rivela quando sta accanto alla donna vedova di Nain che porta alla tomba il suo unico figlio e le dice: "donna, non piangere!"
Il cuore di Cristo è la risposta d’amore al soldato che lo percuote dopo la risposta al sommo sacerdote nel processo del tribunale ebraico: "se ho detto male, mostrami dove ha sbagliato, ma se ho detto bene, perché mi percuoti?"

Nel comportamento di Cristo e nel suo grande amore abbiamo scoperto che Dio fa misericordia a tutti (Romani 11.32). Per quanto sia la colpa dell’uomo, l’amore di Dio, che ci avvolge e ci penetra, è infinitamente maggiore e finalmente trionferà su ogni malvagità assorbendola.
Dio non è capace di vendicarsi. È capace di abbracciare. Quelle due braccia che appoggia sulle nostre spalle per stringerci a Lui sono un giogo soave, perché ha contenuti d’amore.
E Gesù è Dio. Dunque ha un fuoco eterno d’amore che stuzzica ogni persona fin tanto che si converte ad amare. In tal modo il cuore dell’uomo si rallegra e sa innalzare un inno di lode, perché l’amore di Dio, gli uomini, non lo conoscono!
Sono troppo freddi, gli umani, per avere un cuore simile a quello di Dio. Sono troppo egoisti e ciechi, gli umani, per avere un cuore simile a quello di Dio che ama a trecentosessanta gradi e sempre.
Quando senti parlare del Sacro Cuore di Gesù non ricordare solo le statue e le immagini, Prova a lasciarti cogliere da questo amore che va oltre i tuoi migliori sogni. L’amore del cuore di Cristo entra in te e ti riscalda. Assorbe dentro la parola amore, e con la sua presenza in te, tutti i tuoi delitti e le tue manchevolezze.

 
 
 


QUANTE COSE DERIVANO DALLA PASQUA


Che la Pasqua sia il centro di tutto l’Anno liturgico lo sanno anche i bambini. La risurrezione di Gesù Cristo è il fondamento della fede dei battezzati e su quel fondamento proclamano la vittoria del bene sul male, la vittoria della misericordia sul peccato, la vittoria della vita sulla morte. La Pasqua diventa così una parola tanto esultante e tanto esaltante che l’"ALLELUIA" (che si traduce "lodate intensamente Dio") la riassume.
È meraviglioso che la Pasqua coincida con la rinascita della natura. Fiori, foglie, linfa che scorre, canto degli uccelli, fecondità degli animali, tutti sono segni della vita che Dio ha effuso sulla faccia della terra tramite la risurrezione di Gesù Cristo.



Una vera cascata!
Dalla Pasqua però derivano tutti gli atteggiamenti cristiani di speranza, di solidarietà, di impegno per ricostruire la pace dove viene a scricchiolare.
Dalla Pasqua derivano tutti i modi con cui non ci diamo per vinti davanti al dolore, davanti alla povertà, davanti alla tristezza. Perfino davanti alla morte i cristiani cantano e cantano la vittoria della vita sulla morte per merito di Cristo Signore.
Dalla Pasqua derivano le solennità dell’ Ascensione e della Pentecoste che sono: l’una la glorificazione di Cristo alla destra del Padre dove viene esaltato come Re dei secoli e Signore della storia, l’altra è l’effusione dello Spirito Santo sulla Chiesa perché affronti con gioia e coraggio l’evangelizzazione del mondo. Infatti ogni generazione attende la bella notizia della risurrezione di Cristo. Ogni generazione- anche la nostra – ha bisogno di credere che il bene vince sul male e che l’amore rimane l’unico strumento che potrà cambiare la faccia della terra.
Sarebbe bello che ogni tanto rileggessimo i documenti del Concilio Vaticano secondo che ci parlano di queste certezze. Così la "Lumen gentium" al n.4:
"Compiuta l'opera che il Padre aveva affidato al Figlio sulla terra (cfr. Gv 17,4), il giorno di Pentecoste fu inviato lo Spirito Santo per santificare continuamente la Chiesa e affinché i credenti avessero così attraverso Cristo accesso al Padre in un solo Spirito (cfr. Ef 2,18). Questi è lo Spirito che dà la vita, una sorgente di acqua zampillante fino alla vita eterna (cfr. Gv 4,14; 7,38-39); per mezzo suo il Padre ridà la vita agli uomini, morti per il peccato, finché un giorno risusciterà in Cristo i loro corpi mortali (cfr. Rm 8,10-11).
Sarebbe bello che ci nutrissimo degli scritti degli antichi padri della Chiesa che spiegano la bellezza della Pasqua. S. Efrem nel discorso sul Signore(3-4.9) scrive:
"Avvenne che la morte si avvicinasse al Cristo per divorarlo con la sua abituale sicurezza e ineluttabilità. Non si accorse, però, che nel frutto mortale, che mangiava, era nascosta la Vita. Fu questa che causò la fine della inconsapevole e incauta divoratrice. La morte lo inghiottì senza alcun timore ed Egli liberò la Vita e con essa la moltitudine degli uomini…
Venite, offriamo il nostro amore come sacrificio grande e universale, eleviamo cantici solenni e rivolgiamo preghiere a Colui che offrì la sua croce in sacrificio a Dio, per rendere ricchi tutti noi del suo inestimabile tesoro".

Dalla Pasqua nasce la celebrazione del battesimo dei bambini, perché possano arricchire la loro vita del maestro della Vita e del salvatore della Vita. L’innesto della loro vita sull’albero che è Cristo germoglia fiori e foglie di bene che porteranno frutti per il Regno di Dio.
Dalla Pasqua nasce la passione della parrocchia per la catechesi, perché tutti godano dell’inestimabile bellezza della fede in Cristo. Dalla catechesi nasce la convinzione e la testimonianza nel modo di parlare e nelle circostanze della vita. Dalla catechesi nasce uno stile di vita per il quale tutti sanno che quell’uomo o quella donna appartengono a Cristo.
Dalla Pasqua deriva la celebrazione della "Pasqua settimanale", la domenica  e, dalla bellezza della Messa domenicale, nasce la festa dell’accoglienza dei bimbi alla Comunione con il Corpo di Cristo.
Cristo infatti è Pane che dona la vita e la risurrezione. Adulti e bambini godono del fatto che, vivendo il memoriale voluto da Cristo, diventano loro stessi Corpo di Cristo: la Chiesa.
Dalla Pasqua nasce la gioia di celebrare il matrimonio come segno dell’amore al Cristo con una scelta di amore che dura per sempre. Dunque, da questo, nasce la "festa della fedeltà delle coppie" che celebrano l’anniversario del loro matrimonio.

Tutti gioiscano!
Nessuno di coloro che celebrano la domenica si lamenti per la ripetuta celebrazione dei battesimi durante l’Eucaristia. Tutti ne godano.
Nessuno sia triste davanti al ripetersi della celebrazione dei matrimoni. Tutti ne godano perché ci sono ancora dei giovani che desiderano amarsi come Cristo ha amato la Chiesa e come la Chiesa ama lo sposo che è Cristo!
Nessuno trovi a lamentarsi per la numerosa schiera dei bambini che celebrano la Messa alla quale si accostano al Corpo di Cristo. Tutti ne godano, perché da Cristo viene la vita e "non di solo pane vive l’uomo, ma anche della Parola che viene da Dio".

Alleluia! Alleluia! Rallegriamoci. Questo è il giorno che ha fatto il Signore. Alleluia, Alleluia!

 
 
 


NON È SUFFICIENTE ESSERE BUONO:
SII CRISTIANO!


Dalla Pasqua la novità... se la Pasqua è l'incontro con il Cristo vivente.



"Chi è in Cristo è una nuova creatura" (2 Cor 5,17).
Dobbiamo capire che cosa significa questa frase. Se non comprendiamo questa parola o se questa parola non ci dice nulla, nella vita ci trascineremo a fare i cristiani in qualche modo, ma non saremo quali dobbiamo essere. Confonderemo l'essere cristiani con l'essere tolleranti, brava gente, ma non saremo cristiani, non avremo dentro di noi quella specificità e quel tocco per cui chi ci avvicina si accorge: "Questo non è solo una brava persona; un bravo uomo, una brava donna; questo ha una personalità diversa; ha dentro di sè una umanità affascinante". Perché la brava gente è come quella che c'è dappertutto, che non va in prigione per la droga o altro, ma non ha dentro niente che permetta di riconoscere che è cristiana, che è toccata veramente nella storia della sua persona dall'incontro con Gesù Cristo.
Il cristianesimo ci chiama a diventare nuove creature, persone diverse, che hanno dentro all'animo una risonanza, una luce e una forza che si trasmettono agli altri; chi incontra un cristiano veramente radicato nella fede capisce che qualcosa è capitato alla sua persona; qualcosa che "a me non è capitato, perché io non sono così".

Chi è radicato in Cristo?
"Essere in Cristo vuol dire essere tralci vivi di Lui che è il ceppo; ricevere da Lui la linfa delle nostre energie spirituali e psicologiche, ricevere da Lui una vitalità nuova. La chiamata interiore la riceviamo da Lui. Solo se rispondiamo alla sua chiamata diventiamo creature nuove. Possiamo essere tutti bravissimi, ma dobbiamo diventare cristiani, il che è un'altra cosa!"
Queste parole nitide le ha pronunciate il vescovo Eugenio nel lontano 1993. Sono attuali più che mai, perché viviamo in un tempo dove siamo tentati di non distinguerci, di essere nella massa. Invece l'incontro con Cristo può esere sconvolgente, come palcuni personaggi che leggiamo nel Vnagelo. A me pare che possa capitare sono se stiamo a diretto contatto con Cristo. Ci potrà capitare se chiederemo a Cristo: "Cosa devo fare oggi?" "Come mi devo comportare per piacere a Te?"
Più staremo con Lui, più lo frequenteremo, più sarà possibile diventare cristiani non accontentandosi di essere soltanto brava gente.


 
 
 


LA PASQUA È UNA DANZA


La Veglia pasquale è una danza della comunità. Peccato, veramente peccato, che la Chiesa occidentale abbia messo la comunità sempre in situazione statica, quasi dovesse ricevere dal rito, dal messale e dall’Anno Liturgico quanto celebra.

Fuori dalla chiesa inizierei la festa con una danza di tutti attorno al fuoco e, prima della danza, chiederei ai partecipanti di raccontare la loro esperienza di luce, di speranza nelle difficoltà della vita. Ascolterei l’esperienza del superamento del lutto davanti alla morte o alla disoccupazione o alle difficoltà, scaturita per merito della fede nel Cristo. Pochi minuti di danza per  accendere e benedire il fuoco nuovo, per passare, da parte di tutti, all’accensione della candela personale che trasforma i partecipanti in popolo di luce in un mondo frastornato dalla violenza. Perché?  Perché stiamo celebrando Colui che ha vinto la morte ed è l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine di ciò che avviene dentro la storia del mondo. Poi inviterei  i miei fratelli alla "notte del racconto". Ho bisogno di ripercorrere le pagine più significative dell’opera che Dio ha compiuto per liberare l’uomo e farlo vivere sul pianeta in santità.
Abbiamo una creazione stupenda da salvaguardare, abbiamo l’acqua che ci ricorda il Battesimo e la novità di vita, abbiamo le alleanze  che Dio ha sempre fatto con il suo popolo anche quando non era altro che peccatore. Abbiamo la certezza della forza del braccio di Dio che libera da ogni schiavitù, anche oggi: pur di porre la fede nel Signore risorto e vivo. I profeti che ci hanno parlato sono pure stati richiamo a mai perdere la speranza e a fidarsi di Dio che ha sempre realizzato le sue promesse.
Prima di cantare il Gloria e l’annuncio della risurrezione e il Vangelo del sepolcro vuoto, porterei i miei fratelli fuori di chiesa per ricevere un fiore ed entrare in processione verso l’altare che è simbolo di Cristo risorto, roccia sulla quale poggia la nostra fede. Non si tratta di essere stravaganti, ma come vorrei che uscisse dal cuore la bellezza di credere nel Risorto! I fiori andrebbero tutt’attorno all’altare, in terra, senza vaso. Sono simbolo del colore e del profumo, della bellezza di Cristo risorto che ci prende tutta la persona e ci radunerà ogni domenica.
Dopo l’omelia vedrei un bel concerto d’organo che possa riempire l’animo di quel silenzio che va rotto soltanto quando le parole sapranno dire di più del silenzio!

Ed eccoci davanti all’acqua a cantare le Litanie dei santi. Come vorrei che si radunassero tutti coloro che hanno ricevuto il Battesimo durante l’anno trascorso. Come vorrei che alla benedizione dell’acqua battesimale tutti gioissimo per aver ricevuto il Battesimo. Siamo entrati nel popolo delle promesse, siamo entrati nel popolo cui Dio riversa la sua grande misericordia. Siamo divenuti il popolo che celebra  i sacramenti per voler incontrare Dio e lasciarlo agire dentro la nostra vita. A questo punto dovrebbero essere coloro che si sposeranno durante l’anno a venire a compiere la danza, perché si preparano ad entrare nella mentalità dell’alleanza. Si preparano a fare di Cristo lo sposo della vita nella persona dello sposo. La sposa sarà per tutta la durata della vita la figura della Chiesa amata dal suo sposo fino a dare per lei la vita. Anche la comunità che assiste alla danza riscoprirebbe di dare uno spazio importante allo sposo che è Cristo, nel culto domenicale, nella preghiera e in uno slancio d’amore che diventa carità per i fratelli più deboli nei quali abita il Cristo. Quale orchestra inviteremmo? Saremmo ancora fuori sul piazzale anche se dovesse piovere?
L’assemblea a questo punto entrerebbe in un’altra processione: la processione dell’offertorio. Un inno di gioia, una suonata d’organo, ma tutti entreremmo con un porzione di cibo da offrire ai poveri. Perché questo sia un giorno radioso anche per loro! Un gesto d’amore che dice come Cristo sia stato lievito che ha trasformato la nostra vita nello stile unico a tutti: l’amore.
Il presbitero, vestito degli abiti più belli che la sacrestia possa permettersi, all’Altare canta il prefazio e invita tutti al canto del "Santo". Poi nel silenzio più profondo si celebra la presenza in mezzo a noi del risorto nel suo Corpo e nel suo Sangue. L’assemblea esploderà nel canto "Mistero della fede: Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta". Il celebrante offrirà quindi al Padre il Cristo e la nostra persona; pregherà per il mondo e per la Chiesa perché giunga all’unità e alla pace. Chiederà che tutti possiamo giungere alla festa eterna.

La Comunione dovrà permettere a tutti di entrare nella vita di Cristo e essere abitati dal Risorto. Nessuno dovrebbe uscire senza essersi comunicato al Corpo di Cristo. Tutti avremmo celebrato la confessione dei peccati. Non perché esiste un obbligo alla confessione almeno una volta all’anno, ma perché sarebbe impossibile avere un animo abitato dal peccato per celebrare una festa alla vittoria sul male e sul peccato! Tutti, infatti, saremo mandati nel mondo a costruire la vittoria di Cristo sul male e sul peccato.
Non so quanto verrebbe a costare, ai nostri giorni, una simile festa! Ci sarà qualcuno che è capace di mettere gratuitamente a disposizione la sua abilità pur che la Pasqua esca dalla piatta formalità? Non so a quale ora del mattino ritorneremmo alle nostre case. Nel mio sogno, quando il sole è già sorto!... in modo che "di buon mattino", come le donne che si recarono al sepolcro, possiamo vivere il sentimento della bella notizia: "È risorto. Non è qui!"

Caro lettore, esco dal sogno e ti chiedo di rivestirti di questi sentimenti per celebrare la Veglia Pasquale. So che la Liturgia, con le parole contate e misurate, con i suoi gesti e le parole che li accompagnano sono sufficienti a farti entrare in un festa che sarà, nella stessa notte, di tutte le parrocchie del mondo. So che esprimere l’importanza che ha Cristo risorto dai morti nelle diverse culture sarebbe di una ricchezza immensa, ma anche difficile da sognare. So che la Pasqua meriterebbe la stessa creatività con cui si celebra l’inizio dei giochi olimpici nel nostro mondo che non bada a spese pur di apparire.
La Pasqua è più raccolta, ma non è meno profonda!
Ti auguro di vivere la notte della Veglia con tutta la fede che hai. Chiama anche i tuoi famigliari a viverla, perché la carenza di fede che è in te sia riempita dalla fede dei tuoi famigliari. La fede della tua famiglia sarebbe l’apporto di fede più grande che puoi offrire alla comunità della Chiesa. Non fare l’errore di stare a casa a guardare un film alla televisione o a dormire!
Buona Pasqua!

Don Angelo

 
 
 


PORTATE
L'ABBRACCIO DI DIO


L’Anno della vita consacrata, che papa Francesco ha indetto a cinquant’anni dal decreto conciliare "Perfectae caritatis", acquista una singolare risonanza nella prossima Giornata mondiale della vita consacrata, che celebriamo il 2 febbraio.
Ogni anno in tale contesto contempliamo il mistero della Presentazione di Gesù al tempio. E proprio dal racconto dell’evangelista Luca vogliamo prendere la prima parola su cui fermarci insieme: “I miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli”
(Lc 2,30-31).


Non è forse questo che la nostra gente chiede alle persone consacrate? Occhi che sappiano scrutare la storia guardando oltre le apparenze spesso contraddittorie della vita, che lascino trasparire vicinanza e possibilità nuove, che illuminino di tenerezza e di pace. È questo che contraddistingue chi mette la propria vita nelle mani di Dio: uno sguardo aperto, libero, confortante, che non esclude nessuno, abbraccia e unisce. “Davanti a tutti i popoli” è l’orizzonte dell’amore e dell’offerta di sé che è chiesto ai consacrati e che essi testimoniano.
È vero quello che scrive papa Francesco nella sua Lettera a tutti i consacrati: “Dove ci sono i religiosi c’è gioia”. Ciò accade perché essi riconoscono su loro stessi, e in tutti i luoghi e i momenti della vita, l’opera di un Dio che ci salva con gioia. La stanchezza e la delusione sono esperienze frequenti in ciascuno di noi: benedetti coloro che ci aiutano a non ripiegarci su noi stessi e a non rinchiuderci in scelte comode e di corto respiro.
Rallegriamoci dunque per la presenza delle consacrate e dei consacrati nelle nostre comunità. Facciamo festa con loro, ringraziando per una storia ricca di fede e di umanità esemplari e per la passione che mostrano oggi nel seguire Cristo povero, casto, obbediente.
I Vescovi ripongono grande fiducia in voi, sorelle e fratelli carissimi, soprattutto per il contributo che potete offrire a rinnovare lo slancio e la freschezza della nostra vita cristiana, così da elaborare insieme forme nuove di vivere il Vangelo e risposte adeguate alle sfide attuali.
“Mi attendo che svegliate il mondo”, dice ancora papa Francesco nella sua Lettera. “Mi attendo non che teniate vive delle ‘utopie’, ma che sappiate creare ‘altri luoghi’, dove si viva la logica evangelica del dono, della fraternità, dell’accoglienza della diversità, dell’amore reciproco. Monasteri, comunità, centri di spiritualità, cittadelle, scuole, ospedali, case-famiglia e tutti quei luoghi che la carità e la creatività carismatica hanno fatto nascere, e che ancora faranno nascere con ulteriore creatività, devono diventare sempre più il lievito per una società ispirata al Vangelo, la ‘città sul monte’ che dice la verità e la potenza delle parole di Gesù” (Lettera a tutti i consacrati, II,2). È una grazia che chiediamo per tutti in questo Anno della vita consacrata.

Desideriamo intensamente che in questa occasione risalti con chiarezza il valore che la vita consacrata riveste per la Chiesa e anche per il mondo. La scelta della castità consacrata, che si sostiene e alimenta solo in Dio, non è una fuga dalle responsabilità della vita familiare, ma testimonia la via di una diversa fedeltà e fecondità, con cui le persone consacrate si legano all’amore assoluto di Dio per ogni uomo affinché nessuno vada perduto. Allo stesso modo, i consigli evangelici della povertà e dell’obbedienza testimoniano, in un mondo tentato dall’individualismo egoista, che si può vivere conformati in tutto a Cristo, così da ordinare all’intimità con Lui il proprio rapporto con se stessi, con gli altri e con le cose.
Da questa radice sboccia l’esperienza gioiosa della fraternità, sogno di Dio per l’umanità intera. Anche questa è profezia: grazie allo Spirito di Gesù, possiamo vivere gli uni per gli altri, nella ricerca del bene comune e nell’accoglienza delle differenze. Rovesciando così numerosi criteri e parametri che sembrano insuperabili nel loro dividere l’umanità in fortunati e sfortunati, degni di vivere e condannati a soccombere, integrati ed esclusi, la vita consacrata mostra come la verità del potere sia il servizio, la verità del possesso sia la custodia e il dono, la verità del piacere sia la gratuità dell’amore. E la verità della morte sia la Risurrezione.
Per vocazione e missione i consacrati sono chiamati a frequentare le “periferie” e le “frontiere” dell’esistenza, dove si consumano i drammi di un’umanità smarrita e ferita. Sono proprio le persone consacrate, spesso, il volto di una Chiesa capace di prendersi cura e ridonare dignità a esistenze sfruttate e ammutolite, a relazioni congelate e spezzate, perché la persona sia rimessa al posto d’onore riservatole da Cristo. L’opera di tante persone consacrate diventi sempre più il segno dell’abbraccio di Dio all’uomo e aiuti la nostra Chiesa a disegnare il “nuovo umanesimo” cristiano sulla concretezza e la lungimiranza dell’amore.

L’Anno della vita consacrata – è bene sottolinearlo – non riguarda soltanto le persone consacrate ma l’intera comunità cristiana, e il nostro desiderio è che costituisca una propizia occasione di rinnovamento e di verifica per i singoli Istituti così come per le diverse realtà ecclesiali. Il segno che avremo saputo cogliere la grazia in esso contenuta sarà la crescita della comunione e della corresponsabilità nella missione fino agli estremi confini dell’esistenza e della terra.
Con questo auspicio rinnoviamo la profonda stima e gratitudine a tutte le persone consacrate, sentinelle vigili che tengono accesa la memoria di Cristo nelle notti fredde e oscure del tempo, splendida ricchezza di maternità e di paternità spirituali, che rendono visibile e desiderabile la bellezza di appartenere totalmente a Cristo e alla sua Chiesa.


Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente per la 19a Giornata mondiale della vita consacrata (2 febbraio 2015)

 
 
 


PREGHIAMO PER L'UNITÀ


La settimana scorsa è stata dedicata alla preghiera per l'unità dei cristiani, come tutti gli anni dal 18 al 25 gennaio. È un impegno che la Chiesa si prende con la speranza di vedere un giorno l'unità di tutti i cristiani.
I cristiani sono divisi tra di loro: vi sono i cattolici, i protestanti, gli anglicani, i vecchi cattolici, gli orinetali, i Le Fèbvriani... e chi più ne ha più ne metta! Il movimento ecumenico tende all'unità dei cristiani e lavora per creare iniziative e attività che promuovano l'unità dei cristiani. Gesù ha pregato perché i discepoli fossero uniti e formassero una cosa sola (Gv 17,21). Lo Spirito Santo sospinge la Chiesa tutta all'unità ed è il motore dell'unità. Tutto ciò che divide viene, infatti, dal Maligno. Il Concilio Vaticano II e tutti i pontefici hanno richiamato questo compito ecclesiale che è l'unità.
Il movimento ecumenico lavora su un terreno molto difficile, perché ognuno è chiamato ad esprimere con serenità e obiettività ciò che unisce e ciò che divide. A volte le divisioni si fondano su testi biblici interpretati non sempre in consonanza con la traduzione riconosciuta dalla Chiesa. Il richiamo è di giungere all'unità riguardo alla sostanza della verità che è Cristo, lasciando a ognuno la diversità delle sfumature, ma questa strada è alquanto difficoltosa.
Un altro motivo che rende difficile il cammino verso l'unità è l'affermazione che la propria coscienza è il motivo fondante del proprio comportamento e, pertanto, diventa difficile il cammino dell'unità. Sarebbe come proclamare che ognuno ritiene giustificata l'eccezione alla regola; in modo che la regola non viene più vissuta da nessuno. Credo che il movimento ecumenico abbia bisogno della nostra preghiera fervente, perché non ci può accontentare del solo Battesimo, accettato da tutti, ma si abbia anche a sentire lo scandalo e la sofferenza della rottura e della divisione. Questo, davanti agli occhi dei popoli non battezzati, è importante; infatti, per dirla in dialetto, potrebbero dirci: "Prima mettetevi d'accordo tra di voi e poi venite ad annunciare Gesù Cristo Signore!"



Cristo ha pregato per l'unità dei suoi discepoli dicendo apertamente: "Prego per loro, siano uniti perché il mondo creda che tu mi hai mandato, o Padre". Non è questo uno stimolo sufficiente per voler camminare verso l'unità?
La preghiera è indispensabile, perché lo Spirito Santo giunga in sala prima di coloro che discutono e apra loro l'animo per abbandonare ciò che divide e per abbracciare ciò che unisce. Preghiamo dunque intensamente per questo scopo, anche oltre la settimana di preghiera per l'unità dei cristiani.

 
 
 


NATALE È QUI, ORA

Cristo appare come luce perché è un maestro che apre gli occhi all'umanità. Apre gli occhi sull'uomo e insegna che l'uomo è figlio di Dio. Apre gli occhi all'uomo perché, nascendo fatto di carne come l'uomo, dice la grande dignità che ha il corpo e ogni persona che ha un corpo umano.



Dicendo questo illumina il comportamento di rispetto e di ammirazione che ogni persona deve avere verso se stessa  e nei confronti delle altre persone.
Cristo è Luce perché illumina l'uomo dicendo chi e come è Dio. In tal modo ben difficilmente l'uomo può confonderlo con un idolo. L'umanità sa riconoscere un idolo perché sa come e chi è il Signore Dio rivelato dal Cristo.
Non possiamo più chiamare divinita le realtà che schiacciano l'uomo, che lo succhiamo e lo rendono schiavo. Dio è venuto a liberare l'uomo di ogni tempo e di ogni epoca dandogli l'immensa responsabilità della libertà, perché liberamente possa correre verso l'amore a Dio e al prossimo.
Cristo è luce e come tale siamo chiamati ad accoglierlo. Pena il restare nella cecità. Credo che dovremmo essere capaci di toglierci di dosso le etichette e i preconcetti che vengono dall'ideologia, in parte, e dalla supponenza, dall'altra. L'orgoglio di cui si è macchiato Adamo, che è figura di ogni uomo che viene nel mondo, ci deve far riflettere, perché è un orgoglio che alla fine lascia nudi e in balia della morte.

R.S. Baker scrive:
"A volte penso che pretendiamo troppo dal giorno di Natale. Cerchiamo di farci stare il troppo arretrato di gentilezza e umanità di tutto l'anno. A me piace prendere il Natale un po' alla volta, per tutto l'anno."
È bella questa considerazione: ci aiuta a non lasciare il Natale dentro una data, ma dentro la vita di ogni giorno.

Giovanni Papini scriveva:
"Abbiamo bisogno di te, di te solo, e di nessun altro. Tu solamente, che ci ami, puoi sentire per noi tutti che soffriamo, la pietà che ciascuno di noi sente per se stesso.
Tu solo puoi sentire quanto è grande, immisurabil- mente grande, il bisogno che c'è di te in questo mondo, in questa ora del mondo....
Tutti abbiamo bisogno di te, anche quelli che non lo sanno, e quelli che non lo sanno, assai più di quelli che lo sanno.
L'affamato s'immagina di cercare il pane e ha fame di te; l'assetato crede di volere l'acqua e ha sete di te; il malato s'illude di agognare la salute e il suo male è l'assenza di te.
Chi cerca la bellezza nel mondo cerca, senza accor- gersene, te che sei la bellezza intera e perfetta; chi persegue nei pensieri la verità, desidera, senza volere, te che sei l'unica verità degna d'esser saputa; e chi s'affanna dietro la pace cerca te, sola pace dove possono riposare i cuori più inquieti.
Essi ti chiamano senza sapere che ti chiamano e il loro grido è inesprimibilmente più doloroso del nostro".



BUON NATALE


 
 
 


NATALE È ALLE PORTE

La luce delle candele che segnano le quattro domeniche d'Avvento sta per lasciare il posto a Colui che è la Luce del mondo: Cristo Signore. Bisogna aver conosciuto la sua parola. Bisogna aver letto, nel Vangelo di Giovanni, la guarigione del cieco nato per avere la gioia di proclamare che è nato Colui che è la luce del mondo.



Chi ha estratto dal cilindro l'Anno liturgico come lo conosciamo ha voluto attendere il 25 dicembre per dire all'umanità che Cristo è la luce del mondo. Ha scelto il giorno che, a vista d'uomo, comincia ad allungarsi. Si allunga un "canto di gallo", ma ci s' accorge davvero che la notte diventa più corta.
Cristo appare come luce perché è un maestro che apre gli occhi all'umanità. Apre gli occhi sull'uomo e insegna che è figlio di Dio. Apre gli occhi all'uomo perché, nascendo fatto di carne come l'uomo, dice la grande dignità che ha il corpo e ogni persona che ha un corpo umano. Dicendo questo illumina il comportamento di rispetto e di ammirazione che ogni persona deve avere verso se stessa  e nei confronti delle altre persone.
Cristo è Luce perché illumina l'uomo dicendo chi e come è Dio. In tal modo ben difficilmente l'uomo può confonderlo con un idolo. L'umanità sa riconoscere un idolo perché sa come e chi è il Signore Dio rivelato dal Cristo.
Non possiamo più chiamare divinita le realtà che schiacciano l'uomo, che lo succhiamo e lo rendono schiavo. Dio è venuto a liberare l'uomo di ogni tempo e di ogni epoca dandogli l'immemsa responsabilità della libertà, perché liberamente possa correre verso l'amore a Dio e al prossimo.
Cristo è luce e come tale siamo chiamati ad attenderlo e ad accoglierlo. Pena il restare nella cecità. Dovremmo essere capaci di toglierci di dosso le etichette e i preconcetti che vengono dall'ideologia, in parte, e dalla supponenza, dall'altra. L'orgoglio di cui si è macchiato Adamo, che è figura di ogni uomo che viene nel mondo, ci deve far riflettere, perché è un orgoglio che alla fine lascia nudi e in balia della morte.



La Liturgia di Natale è una esplosione di gioia della comunità che crede. È la gioia di avere delle certezze in mezzo alle confusioni degli uomini.
È brutale che questa certezza la celebriamo onorando un bambino in fasce, ma la persona che crede sa che quel bambino è Figlio di Dio. Sa che la speranza diventerà adulta e ingrandirà, come ogni bambino che nasce e diventa adulto.
Natale è speranza perché la storia desidera verità e pace, giustizia e solidarietà. Cristo viene chiedendo di essere accolto dentro ogni persona, non dentro una struttura.
Per questo Natale è una vera provocazione. Chiede di trasformarsi da festa in persona da accogliere. Chiede di cessare di venir considerata una festa che il giorno dopo è scomparsa, per diventare, invece, uno stile di vita per tutte le persone di buona volontà.
Auguriamo al lettore, che durante il tempo dopo Natale butta il calendario perché dell'anno vecchio, di scoprire dentro questo gesto che Natale è Cristo, è una persona da accogliere, non una data.  BUON NATALE A TUTTI.

 
 
 


LA SANTITÀ DELLA VITA

La santità non è una parola fuori moda. Tutti desiderano la perfezione, perfino sotto la firma degli appalti. Lavorare alla perfezione è una caratteristica che mette in gioco la serietà di una Ditta e di una persona.
Dio chiede a ciascun battezzato di lavorare "a regola d’arte", cioè in modo lontano dalla superficialità, dalla falsità e dal risparmio di materiale.
La vita di una persona è fatta di responsabilità sia in famiglia, sia sul lavoro, sia negli affetti. Santa è la persona che non sta a lesinare in tempo e in impegno ed è capace di offrire il meglio di se stessa in tutti i campi.
Santo è chi, nella vita privata e sociale, nella professione, ma anche nella espressione della fede, resta lontano dal male e dal peccato e, con la massima generosità possibile, è presente sul territorio con la competenza, la sincerità e la trasparenza.


La santità ci è donata dal Battesimo e soprattutto dalla forza dello Spirito Santo quando riceviamo la Cresima. La santità è dunque da conservare come un dono e non è una conquista da raggiungere.
Se Dio ci dona la santità significa che in noi troveremo la forza e la gioia di superare le nostre prove.
Se Dio ci dona la santità attraverso lo Spirito Santo ci rende sicuri che la sua presenza riscalda ciò che è freddo e raddrizza ciò che va storto.
Vediamo che la malattia della generazione odierna, diffusa come un’epidemia a causa del troppo benessere, è l’apatia, il lasciar correre, il non trovare sufficiente entusiasmo da ricaricarci quando i giorni si fanno difficili. La santità è vivere in quella carica di gioia e di entusiasmo che ci rende certi della presenza di Dio accanto a noi quando siamo intenti a fare la sua volontà.
La gioia è attrattiva e si diffonde. Per questo ogni anno guardiamo ai Santi del calendario, riconosciuti dalla Chiesa, come modelli. Guardiamo a loro per prendere spinta nella nostra vita e cercare di mettere in atto le nostre qualità per dare il meglio di noi stessi nella vita e nella Chiesa.
Una cosa è certa: i Santi non hanno mai sottovalutato Dio e la fede in Cristo. Sono stati forti con la preghiera. Le imprese più grandi, come quella del Cottolego o quella degli oratori di S. Giovanni Bosco, sono nate senza mezzi materiali, ma con una grande fiducia in Dio. Oggi cercheremmo prima i finanziamenti e poi la forza della Provvidenza! È cambiato il tempo o non cerchiamo in modo santo le nostre meravigliose imprese?


 
 
 


IL MONDO NON HA
ANCORA CAPITO...


... la gravità della situazione in Iraq"
(Arcivescovo Louis Raphael I Sako, Patriarca della Chiesa Cattolica Caldea.



Probabilmente non conosci il simbolo in figura: si tratta della venticinquesima lettera dell'alfabeto arabo - la Nūn, equivalente alla nostra "n"- ed è il segno con cui i seguaci del califfato islamista (ISIS) stanno marchiando le case e gli edifici dei cristiani in Iraq.
Mostrano chiaramente il loro obiettivo: perseguitare i cristiani. Secondo l'Arcivescovo della Chiesa Cattolica Caldea, "la realtà supera ogni insana immaginazione". I cristiani sono perseguitati in varie parti del mondo. Al momento, la situazione è particolarmente cruenta in Iraq e Siria. Hanno bisogno del nostro aiuto con urgenza.

Per risolvere un problema o per contribuire a risolverlo, c'è bisogno di un progetto. A livello europeo ci sono organizzazioni che hanno sviluppato progetti che si articolano principalmente in queste proposte:
- lanciare una campagna internazionale enorme attraverso cui mettere in atto azioni di sensibilizzazione e di presa di coscienza
- chiedere due provvedimenti fondamentale al presidente del Consiglio Europeo: l'approvazione di risoluzioni che condannino ogni forma di jihadismo e una proposta di intervento efficace in Iraq e Siria per fermare il genocidio religioso
- rendere davvero consapevole l'opinione pubblica, con azioni concrete, della drammatica persecuzione che i cristiani stanno subendo in Iraq e Siria
- inviare aiuti umanitari con urgenza a chi sta soffrendo per le persecuzioni in Iraq grazie a organizzazioni cristiane che lavorano in Medio Oriente e che uniscono la loro voce alla nostra nell'aiutare i cristiani a superare la situazione terribile in cui vivono
- organizzare un congresso internazionale a Madrid nel mese di dicembre, con i cristiani che sono stati costretti a fuggire dall'Iraq, dalla Siria e dagli altri Paesi minacciati dagli islamisti per lanciare una allerta internazionale riguardante le persecuzioni che noi, i cristiani, affrontiamo in tutto il mondo nel ventunesimo secolo.

Siamo tutti nazareni, ecco come gli islamisti radicali chiamano i cristiani. Per questa ragione non possiamo starcene con le mani in mano o voltare le spalle davanti a una situazione in cui i nostri fratelli e le nostre sorelle sono perseguitati, torturati fino al martirio, uccisi per la loro fede! Naturalmente, esattamente come succederebbe se questa terribile situazione riguardasse noi direttamente, questi nostri fratelli e sorelle attendono con speranza il nostro aiuto concreto.
"Le nostre sofferenze di oggi sono il preludio di ciò che voi, europei e cristiani occidentali, patirete nel prossimo futuro". (Arcivescovo Louis Raphael I Sako)
Ogni giorno assistiamo inorriditi a immagini brutali di torture e linciaggi, decapitazioni, crocefissioni ed esecuzioni di massa. In un parco di Mosul, città del nord dell'Iraq, ad esempio, lo "Stato Islamico" decapita sistematicamente i bambini e mostra le loro teste su alcuni pali. Le loro madri sono violentate e assassinate, i loro padri sono impiccati o uccisi in altre orribili modalità dopo spaventose torture, tra le quali l'obbligo di assistere alle atrocità commesse sulle loro famiglia. La crocefissione è un altro metodo inumano usato dagli islamisti per punire i cristiani che non vogliono fuggire o che semplicemente si rifiutano di convertirsi all'Islam. Al momento, più di 500.000 profughi si trovano tra le montagne senza cibo né acqua e completamente isolati.

Tutto questo orrore in parte sta suscitando l'attenzione dell'opinione pubblica internazionale, dei governi e degli uomini politici e, grazie a Dio, si stanno prendendo varie misure per risolvere il problema. Il cardinale Fernando Filoni, emissario speciale del Papa in Iraq, ha recentemente chiesto aiuti materiali e politici per i cristiani iracheni e siriani.
Per questa ragione, facciamo anche noi tutto ciò che è alla nostra portata!
Questo è uno dei casi in cui il dolore creato in noi dalla situazione, cioè l'atroce persecuzione di migliaia di cristiani, fino alla morte, deve implicare uno sforzo di tutti noi per confortare non la nostra coscienza ma il dolore dei nostri fratelli e sorelle.

 
 
 


... E SONO TRASCORSI
25 ANNI!


Era la primavera del 1989. Nell'ambito di uno degli usuali avvicendamenti dei presbiteri nelle varie parrocchie, Monsignor Vescovo disse a Don Angelo: "Ho deciso di trasferirti dalla Leventina più in giù." E Don Angelo rispose: "Ah, ecco, e dove?" Monsignor Vescovo: "In giù, a Giù...biasco!". La fonte di queste informazioni non è per nulla certa, ma potrebbe essere andata così.



Fatto sta che ad inizio settembre 1989 Don Angelo arrivò veramente a Giubiasco e in Valle Morobbia, accolto dalla popolazione, come sempre in occasione di cambiamenti, con un misto di curiosità, speranza e timore del nuovo e anche con qualche rammarico per la partenza del  Parroco di allora, Don Pierino.

Il mese di settembre è, per definizione, il mese del raccolto. Don Angelo invece, mostrando subito il suo carattere aperto e coinvolgente, si mise a seminare a piene mani, senza risparmio. Con la collaborazione del Consiglio Parrocchiale e di altre persone vicine alla Parrocchia, stabilì una miriade di contatti, coinvolgendo in uno spirito di apertura una moltitudine di persone per le molteplici attività che la Pastorale comporta. E dopo 25 anni e dopo aver comunque raccolto vari frutti del lavoro suo e dei suoi collaboratori, non ha nessuna intenzione di smettere la sua opera di semina nel campo del Signore.

Come non ricordare anche la sua attività di accompagnatore, maestro di giovani presbiteri alle prime armi. Quanti vicari sono giunti in Parrocchia e sono stati "istruiti" dal Don, guidati con cura e amore, ma sempre nel rispetto della loro autonomia e indipendenza. E molti di loro sono linfa preziosa per la Diocesi e per le Parrocchie che ora presiedono.

Nel corso di questi 25 anni, nella sua qualità di membro del Consiglio Parrocchiale, è stato ottimo lievito, in certe occasioni determinante, per l'esecuzione di varie opere nel frattempo realizzate: il restauro della chiesa parrocchiale, l'Angolo d'Incontro, la "Casa delle Suore", il nuovo organo e altro ancora. E anche in questo campo ci sono ancora altri progetti da realizzare, in primis il Nuovo Oratorio, con la indispensabile collaborazione del Comune di Giubiasco e del suo Municipio. E anche in questo il Don è stato prezioso aiuto nello stabilire quella buona relazione che intercorre tra Parrocchia e Municipio.

Oltre alla sua "missione" di parroco, alla quale si è sempre dedicato e si dedica anima e corpo, come non ricordare il suo lavoro nel sociale, in particolar modo per la fondazione "Vita Serena", della quale è anche presidente, con tutte le attività a essa connesse, come per esempio il famoso "Campo di Olivone".



Siamo convinti che ogni comunità sarebbe più che felice d'avere un parroco come Don Angelo e come comunità vogliamo ringraziarlo per tutto quanto da lui svolto in questi 25 anni e che, ce lo auguriamo fortemente, svolgerà anche in futuro, in favore di tutta la popolazione di Giubiasco e della Valle Morobbia. Di tutti dicevamo, anche di quelli che, per motivazioni assolutamente rispettabili, non si sentono partecipi alla vita religiosa delle parrocchie.
Papa Francesco in suo intervento disse che i "pastori" devono avere addosso l'odore delle pecore del loro gregge: siamo più che convinti che Don Angelo abbia fatto suo da sempre questo messaggio, quello di "stare" tra la sua gente.

Auguri Don Angelo e... grazie!


Il Consiglio Parrocchiale e tutta la comunità


 
 
 


SAI ANDARE IN BICICLETTA?

A che età hai imparato ad andare in bicicletta? Lo sai che una volta appreso come fare, non hai imparato soltanto ad andare in bicicletta? Hai imparato anche – e non è poco – quali sono le caratteristiche di una vita equilibrata, degna dell’uomo o della donna che sei.


Innanzitutto per andare in bicicletta bisogna avere una velocità, anche minima, ma comunque necessaria. Se non ci fosse questa condizione metteresti il piede a terra e il tuo cammino sarebbe già finito. Anche nella vita ci vuole movimento. L’acqua stagnante è acqua piena di difetti e di malattie. Così è della vita. Ci vuole il movimento per portare avanti la vita.
Ma non è l’unica caratteristica. Ci vuole anche lo sguardo verso la lontananza. Non si va in bicicletta guardando la ruota. Guardando la ruota si cade! Così è nella vita. Ci vogliono ideali lontani da te, da intravedere e da rincorrere. Bisogna avere lo sguardo fisso agli ideali che non sono vicini. Sono lontani e si avvicinano solo pedalando, dunque mettendoci la fatica.
E non è ancora tutto. Per andare in bicicletta in modo sicuro bisogna avere l’equilibrio. Strano, ma vero: l’equilibrio è il frutto delle due dinamiche precedenti. Stai in equilibrio se non guardi la ruota, ma guardi lontano, e se hai la velocità, cioè se sei in movimento. Allora se vuoi essere una persona equilibrata non leggere l’oroscopo; piuttosto impara ad andare in bicicletta!



Non avanzerai nella vita se resterai sempre attaccato al tuo passato. Ogni pedalata ti avvicina al traguardo e ti allontana dal punto di partenza. Dunque, per essere l’uomo e la donna che sei, devi sempre essere una persona nuova. Nuova dentro e nuova fuori. Nuova ogni giorno. Lo dice anche il Vangelo!


 
 
 


LO SPIRITO SANTO
TI CHIAMA


Lo Spirito Santo è Dio che ci accompagna nel tempo dopo l’Ascensione del Signore al cielo.
Questo è chiamato "il tempo della Chiesa" e va, appunto, dall’Ascensione del Signore alla fine dei tempi. È un arco di tempo sconosciuto, di cui si conosce l’inizio e non la fine. Siamo in attesa del Signore che verrà!



Ma in questo tempo Dio non ci lascia orfani della sua presenza, ma ci accompagna tramite lo Spirito Santo. Ci vorrebbero fiumi di inchiostro per descriverne l’attività e, per questo, il testo che leggi non è che una goccia. A me piace dirti che lo Spirito Santo ti rende capace di crescere in tre dimensioni che ti appartengono.

La prima è la tua relazione con Dio. Lo Spirito Santo ti suggerisce parole con cui puoi metterti in relazione con Colui che ti è Padre, ma che ti si è rivelato in pienezza, se hai saputo accogliere Cristo in te. Ti ha fatto conoscere tutto quello che ci sta dentro di te, perché, appena tu ingrandisci la tua esperienza di Dio egli ti riempie di altre nuove rivelazioni. Con la presenza dello Spirito ti insegna pregare e ti coinvolge nella preghiera con la mente, con il sentimento e con la profondità della coscienza dove Lui abita in te.
A qualcuno lo Spirito Santo suggerisce di dedicarsi come vocazione alla preghiera, alla vita monastica, alla vita consacrata, alla Liturgia di lode nella Chiesa.



La seconda dimensione che ti appartiene è l’inserimento con gli uomini della tua generazione mediante l’amore. Il servizio, la carità, la socialità, sono il modo migliore che tu hai di legarti ai fratelli e alle sorelle che incontri sul cammino. Se ti leghi a loro con l’amore e il servizio avrai permesso a Dio di creare unità tra tutti gli esseri umani del pianeta Terra. Lo Spirito santo, che è Spirito di amore ti suggerisce che il modo migliore per essere umano con gli umani non è nel possedere, ma nel servire e donare amore, solidarietà, fratellanza e amore a tutti. Un amore che diventa misericordia, bontà, mansuetudine e carità, benevolenza e capacità di accogliere.
A qualcuno lo Spirito Santo suggerisce di far diventare la socialità il proprio stile di vita nella scelta della vocazione al sociale, nella professione che si rivolge all’uomo nel bisogno.



La terza dimensione che ti appartiene è la critica. Il mondo in cui viviamo non è perfetto. A volte cammina su sentieri frivoli e di scarno valore.  Il senso critico che lo Spirito Santo suggerisce ti rende profeta per criticare e raddrizzare la storia, perché giunga a Dio. Il profeta è colui che cerca di portare la storia alla saggezza del Vangelo con il rispetto della vita, con il rispetto della natura e con il rispetto della persona umana.
Lo Spirito Santo suggerisce a qualcuno di dedicare la vita alla politica per votare le leggi che raddrizzino la storia. Ad altri concede di essere scrittori o artisti, in tutti i rami della cultura, perché diventino annunciatori di una società retta e giusta, ancora in divenire e in tensione verso la santità.

Chiediti ora che celebri la Pentecoste: "A quale dimensione mi sta chiamando lo Spirito che vive in me?"

 
 
 


PASQUA DI BELLEZZA

Caro lettore,

gradirei offrire a me per primo e poi anche a te una riflessione in occasione della Pasqua cristiana.

Ogni persona è attratta dalla bellezza, perché la bellezza è Dio. Dio è la bellezza senza rughe e senza età; è la bellezza santa e risplendente di ogni aspetto che compone la bellezza. Insomma è la bellezza perfetta. Più bello di Lui non c'é nessuno. Ecco perché ci attrae la bellezza!
Noi umani siamo sempre in movimento e di corsa. Quando siamo in movimento fatichiamo ad ammirare la bellezza, sia perché non scorgiamo i particolari, sia perché la velocità ci porta via l'oggetto da contemplare.
C'è una cosa da fare, allora, costruire la bellezza interiore fatta di giustizia, di verità, di amore, di unità, di misericordia, di santità nel comportamento, perchè, alla fine della vita, quando il corpo resta come un vestito dismesso, noi possiamo risplenedere della setssa bellezza che ammiriamo in Dio. Quando vedremo Dio ci sembrerà tanto affascinante che anche l'ateo diventerà rosso, quasi paralizzato da tanta bellezza. Anche chi crede vedrà una bellezza che nemmeno si poteva sognare e resterà a bocca aperta, tanto Dio sarà attrazione!
La Pasqua è l'invito a risplendere di santità nel comportamento di una vita nuova che non segue gli istinti della carne, ma agisce secondo lo Spirito. La Pasqua è festa che invita alla contemplazione della bellezza come lo si esercita nell'ammirare la natura che sboccia e fiorisce. Pasqua è la certezza di allenarci a contemplare! Lo ha fatto anche Maria di Magdala nel giardino vedendo il Risorto! Allora fallo anche tu! Non dare troppo tempo alla bellezza effimera, perchè questa è bella, ma passa. Buttati, invece, a dare tanto tempo alla bellezza interiore.
Buona Pasqua di bellezza!

 
 
 


LA SETTIMANA SANTA

La preparazione alla Pasqua nell'intimo del cuore, ha vissuto la Quaresima. Molti sono stati gli stimoli al miglioramento di noi stessi. La preghiera, la conversione della vita nei suoi aspetti più importanti, quali l'amore entusiasta a Dio e l'amore al prossimo, erano i contenuti delle Messe feriali. Ora ci troviamo, santificati anche attraverso il digiuno e la meditazione, a celebrare la Pasqua del Signore.
La Pasqua può essere considerata una festa e infatti lo è. Ma la Liturgia ci stimola a far diventare la Pasqua uno stile di vita. Ci chiama a vivere come figli della luce, come persone riconoscenti, mediante la fede, al Cristo che ci ha redenti e santificati. Ci invita a sentirci Chiesa, non solo individui. Un popolo che canta il rendimento di grazie a Dio per i benefici trasmessi a noi dal Cristo. Ci invita a lasciare il vecchio stile di vita che seguiva il corpo, per vivere secondo lo Spirito.



La Solennità della domenica delle Palme ci mette in  mano l'ulivo quale segno di esultanza, perché la nostra gioia sia una gioia pubblica, vista anche dagli altri. La festa ci invita a una processione per cantare la gioia di essere un popolo in cammino nella vita, in questo nostro tempo, sorretto dalla certezza che Cristo vince il mondo con l'amore e non con la violenza. Cristo è il vittorioso perché compie la volontà del Padre. Tutto il popopolo di Dio cerca la volontà di Dio nella propria vita perché questa fedeltà a Dio permette a Dio di cambiare anche i cuori più duri.
La festa delle Palme diventa proclamazione del Cristo e ci chiede di modificare il ritmo di vita per rallentare le nostre occupazioni e trovare il tempo della partecipazione alle celebrazioni del Triduo Pasquale.
Le celebrazioni del Triduo pasquale sono uniche e seguono, passo dopo passo, gli avvenimenti vissuti dal Cristo. Noi li riviviamo per suscitare in noi l'entusiasmo di conoscerlo e di aver posto in Lui la nostra fede.

 
 
 


IL CAMMINO
DELLA CROCE


Quante volte avrò letto, in vita mia, un testo di S. Tommaso d'Aquino riportato nel Breviario nell'ufficio delle letture nel giorno del Santo. Ma sai... non avevo mai fatto caso all'insegnamento utile a me e che spero possa esserlo per chi mi legge. Te lo propongo.



Se ben consideri le cose, la passione di Cristo è sufficiente per orientare tutta la tua vita.

Se vuoi vivere in perfezione non fare altro che disprezzare ciò che Cristo disprezzò sulla croce e desiderare ciò che egli desiderò. Nessun  esempio di virtù è assente dalla croce.

Se cerchi un esempio di carità, ricorda: "nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i suoi amici" (Gv 15,13). Questo ha fatto Cristo sulla croce. E, quindi, se egli ha dato la sua vita per noi, non ci deve essere pesante sostenere qualsiasi male per lui.

Se cerchi un esempio di pazienza, ne trovi uno quanto mai eccellente sulla croce. La pazienza infatti si giudica grande in due circostanze: o quando uno sopporta pazientemente grandi avversità, o quando si sostengono avversità che si potrebbero evitare, ma non si evitano. Ora Cristo ci ha dato sulla croce l'esempio dell'una e dell'altra cosa. Infatti "quando soffriva non minacciava" (1Pt 2,23) e come un agnello fu condotto alla morte e non aprì la sua bocca (At 8,32). Grande è dunque la pazienza di Cristo sulla croce: "Corriamo con perseveranza nella corsa, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l'ignominia" (Eb 12,2).

Se cerchi un esempio di umiltà, guarda il crocifisso: Dio, infatti, volle essere giudicato sotto Ponzio Pilato e morire.



Se cerchi un esempio di obbedienza, segui colui che si fece obbediente al Padre fino alla morte: "Come per la disobbedienza di uno solo, cioè di Adamo, tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti" (Rm 5,19).

Se cerchi un esempio di disprezzo delle cose terrene, segui colui che è il re dei re ed il Signore dei signori, "nel quale sono nascosti tutti i testori della sapienza e della scienza" (Col 2,3). Egli è nudo sulla croce, schernito, sputacchiato, percosso, coronato di spine, abbeverato con aceto e fiele. Non legare dunque il cuore alle vesti e alle ricchezze, perché "si sono divise tra loro le mie vesti" (Gv 19,24); non cercare gli onori, perché "ho provato gli oltraggi e le battiture (Is 53,4); non cercare le dignità, perché sul mio capo intrecciarono una corona di spine; non cercare i piaceri, perché "quando avevo sete, mi han dato da bere aceto" (Sal 68,22).

 
 
 


INVITO ALL'AMORE

Gentile lettore,
insieme al grazie per essere entrato a visitare il sito della Parrocchia accogli anche un invito.
Tutti desiderano il bello, il piacevole e la tenerezza. Sono tre attributi che esistono in modo perfetto e pieno solo in Dio. Gesù, almeno, ci ha parlato più volte in questo senso del Dio padre suo e padre nostro. Per  realizzare queste tre virtù, che fanno piacere a tutti, sei invitato – so di non avere nessuna autorità per suggerirtelo – a cominciare tu stesso a immetterle nei rapporti con le persone di tua conoscenza. Se cominciamo da noi stessi, da casa nostra si verificherà il proverbio cinese che suggerisce: "Se vuoi che tutto il mondo abbia il tappeto, mettiti le pantofole!"


Mettere bellezza, piacevolezza e tenerezza nei rapporti con le persone è una specie di rivoluzione, perché le persone cambiano da sole. Il loro cuore sente che nella tenerezza vive il filo dell’amore e della sensibilità nei loro riguardi. Nella piacevolezza sentono una somiglianza con quanto loro stessi sentono nel loro cuore, quindi una empatia con chi gli offre un simile dono. Nella bellezza, poi, si sentono innalzati a un vertice che fa provare loro ebbrezza e vertigine.
Non è ancora abbastanza. La pretesa si innalza. Se in quello che farai alle persone che ami proverai a mettere tutte le tre virtù  nello stesso gesto, apparirai come la persona che valeva la pena incontrare, perché non sarai esteriore, ma sarai immenso nella tua interiorità. Dio stesso quando agisce mette sempre queste tre qualità nel suo agire. Spinge alla bellezza chiedendo santità di vita, fa sentire il piacere di assomigliare a Lui e nella tenerezza mostra la parte più bella di sé che è il suo cuore immenso e capace di misericordia.


Il frutto di questo "metterti le pantofole" sarà un mondo un po’ più bello. Simile in tutto al prato davanti a casa tua quando decidi di non tagliarlo a tappeto verde, ma di lasciare che ogni erba cresca fino a produrre semi e fiori. Vedrai una varietà di fiori mai vista nel tappeto verde. Arriveranno i grilli, gli insetti e le farfalle e il tuo giardino sarà abitato da tanta vita e bellezza.
Questa è la verità dell’amore!

 
 
 


È NATALE

Nel passato dell'Antico Testamento Dio ha fatto delle promesse. Molte promesse riguardano il popolo d'Israele, ma sono riconducibili alla storia della Chiesa. Tra queste promesse Dio ha annunciato la venuta del salvatore, il Cristo, l'Emmanuele, il Dio con noi.



Se c'è una meraviglia che fa sgranare gli occhi è proprio la capacità di Dio di realizzare le promesse. Egli le realizza tutte, perché è un Dio fedele.
Per mezzo di Maria, la donna di Nazaret, ha fatto nascere tra noi il suo Figlio, uomo come noi, simile in tutto a noi, tranne che nel peccato.
E come Dio ha realizzato le sue promesse, e non ne ha lasciato cadere neppure una, così continuerà a realizzare anche le promesse non ancora venute. Le realizzerà con la stessa fedeltà che ha sempre usato. Ci sarà la risurrezione dai morti anche per noi che crediamo nel Cristo. Ci sarà la vita eterna accanto a Lui nella gloria.
In queste promesse non ancora realizzate, ma sicure, noi siamo il popolo della speranza. Siamo il popolo della speranza perché annunciamo che Dio non ha mai fatto una promessa senza realizzarla. Siamo il popolo della speranza, perché attendiamo la realizzazione delle promesse non ancora realizzate, ma già annunciate. Siamo il popolo della speranza perché riusciamo a cantare: "Abbiamo contemplato o Dio, le meraviglie del tuo amore!"
Nel tempo di Natale non vediamo solo una promessa realizzata, ma anche che "tutti i popoli verranno per adorare il Signore". "I re della terra verrano con tributi a dare lode al Signore".
Ha inoltre proclamato che sarrano i semplici e i poveri ad accogliere il Cristo. Ed ecco i pastori, accorrere a vedere ciò che ci ha annunciato l'angelo. Quante promesse vediamo realizzate!
Nella Bibbia le promesse di Dio sono precedute, nel testo, dalla parola: "Ecco". Quando senti questa parolina, raddrizza le orecchie. Ascolta, e non perdere una parola, perché sentirai una promessa di Dio.


 
 
 


L'AVVENTO DEL 2013

Non sarà difficile, per chi è abituato all’atmosfera della chiesa,  sapere che il 1° dicembre 2013 inizia l’Avvento. Come esiste l’anno solare che inizia il primo gennaio, molti sapranno che vi è un Anno liturgico che comincia proprio con l’Avvento.
L’Avvento è un tempo di quattro domeniche che prepara  la solennità che ricorda la nascita del Signore nostro Gesù Cristo, il 25 dicembre. La scelta di tale data è stata fissata perché, a vista d’occhio, le giornate cominceranno ad allungarsi e, divenendo sempre più lungo il tempo di luce del sole, si è voluto simboleggiare Cristo che viene nella storia come LUCE DEL MONDO.

Le quattro domeniche hanno delle tematiche particolari.
La prima ricorda all’uomo credente che attendiamo la seconda venuta di Cristo alla fine dei tempi. Ricorda che questa venuta non è programmata. È solo certa. Pertanto l’invito alla vigilanza è la caratteristica della prima domenica d’Avvento.

La seconda domenica d’Avvento rammenta che la venuta di Cristo dentro di sé e dentro la storia abbisogna di conversione. La persona umana è chiamata a scegliere il bene perche è solo sulle strade del bene che l’uomo può incontrare Dio. Il grande predicatore di questa conversione è Giovanni il Battezzatore.
A coloro che hanno ricevuto il Battesimo la domenica rammenta il compito di convertirsi dal peccato per acquisire la mentalità di Cristo, per crescere come persone luminose, per diventare quello che ancora non siamo riusciti a essere: uomini retti.

La terza domenica ci inviterà a vedere i segni della presenza del Regno di Dio presenti dopo duemila anni di cristianesimo. Molte persone sottolineano, a volte, le magagne e gli sbagli della cristianità. Questa domenica ci invita a vedere e apprezzare il bene testimoniato nella vita da tanti battezzati impegnati.
Segni del Regno sono:  la sete di giustizia tra i popoli, il correre verso i diseredati e gli oppressi, affinché abbiano la speranza di una storia migliore. Altro segno è la socialità e la carità quando è rivolta a dare dignità alla persona, tanto più quando è povera. Altro segno è la cura del malato, come anche la scelta di una povertà che lascia spazio a Dio nella vita.
Noi che viviamo nella velocità delle notizie siamo chiamati a essere maggiormente cittadini del mondo e siamo chiamati a dare di più, perché abbiamo di più. Anche il riconoscimento dei profeti è posto da Gesù come domanda. Sappiamo dare spazio a chi va contro corrente?  a chi critica la troppa ricchezza?  a chi sferza coloro che pensano solo a ingrassare e ad arricchire? L’aspetto profetico di alcuni personaggi ci interroga sul posto che diamo a Dio nella vita e nella storia. Ci invita a essere maggiormente critici davanti alla parola AMORE, perché non sia soltanto una parata esterna e di piacere, ma una vera fedeltà e un dono di sé stessi rinnovato di giorno in giorno.

La quarta domenica rivive l’incontro dell’angelo Gabriele con Maria che le annuncia di divenire la madre del Cristo, Figlio di Dio. Le profezie di Dio si compiono e Dio prende carne perché l’uomo lo possa accogliere come uno di loro.
Molti devono riflettere sulla scelta di prendere Cristo o di abbandonarlo. Giuseppe ne è il modello.
C’è chi lo abbandona  soltanto per dei calcoli personali. Altri lo trascurano pensando che vale di più l’affetto della donna che quello di Dio. Giuseppe ci insegna ad aprire le braccia e divenire difensori e custodi del Signore. Il coronamento di questo tempo liturgico è l’esultanza di rinnovare l’accoglienza di Cristo che abbiamo già vissuto nel nostro Battesimo.
Oggi non sono più i genitori che ci portano a Lui, ma siamo noi stessi che camminiamo per incontrarlo e fare di Lui il dono di Dio più prezioso che mai avremmo potuto ricevere.

Due simboli nel nostro modo di festeggiare Natale
Per simboleggiare che siamo gioiosi di aver accolto il dono di Dio che è il Cristo, abbiamo la tradizione di scambiarci un dono natalizio. È fatto per rammentare a chi riceve il nostro dono che Cristo è il vero dono offerto a noi da Padre e…lo abbiamo accolto! A chi lo ha accolto Dio ha dato il potere di diventare figli di Dio e, come tali, abbiamo la redenzione e il perdono dei peccati.  Abbiamo in dono di avere un destino di gloria invece che una tomba! Abbiamo la speranza di partecipare alla festa eterna nella quale tutti i credenti festeggiano di aver accolto il Cristo.
Per Natale abbiamo anche la tradizione di prendere parte al pasto familiare al quale invitiamo anche fratelli e zii. Anche il banchetto festoso è simbolo. È simbolo di una festa da condividere: quella di aver accolto il Cristo che è unico per tutti. È simbolo della nostra fede che ha sempre espressione comunitaria. È simbolo di gioia perché gli invitati, come ad ogni banchetto che sia degno di questo nome, non hanno possibilità di scelta del menù, ma il cibo, uguale per tutti i commensali, è simbolo della gratuità del dono che è il Cristo. Nessuno paga il pranzo a chi lo ha cortesemente  invitato. Nessuno lo ha meritato. Ci è stato donato da Dio gratuitamente!
Posso esprimere un augurio? A nessuno manchi il coraggio di offrire i doni e nessuno osi rifiutare l’invito al pranzo di Natale! Buon tempo di Avvento a tutti!

 
 
 


SALUTIAMO IL NOSTRO NUOVO VESCOVO

Il 4 novembre 2013, il Nunzio  Apostolico ha annunciato che Papa Francesco ha accolto le dimissioni da Vescovo di Lugano di Mons. Pier Giacomo e ha nominato Mons. Valerio Lazzeri come suo successore in qualità di Vescovo di Lugano.


Da queste righe giunga un grazie immenso a Mons. vescovo Pier Giacomo per i suoi 10 anni di episcopato alla guida della Diocesi. È stato un vescovo generoso, forte e sincero del quale si sapeva da che parte stava.
È stato una vera guida e un padre che ha saputo infondere fiducia e valorizzare le qualità dei suoi collaboratori.
È stata una persona che ha stimolato l’impegno per offrire il meglio alla presenza della Chiesa cattolica in Ticino e ha saputo essere in prima persona là dove bisognava essere al momento opportuno.
È stato un Vescovo che non ha badato tanto ai confini e alle distinzioni, ma ha saputo accogliere le persone al di là delle regole e degli statuti.
Ha amato le persone che erano imploranti di attenzione e di comprensione. Ha offerto il suo cuore generoso a chi gliene chiedeva un pezzo.

Monsignor Valerio Lazzeri è il nostro nuovo vescovo.


Nativo di Dongio in Valle di Blenio ha frequentato là  le scuole d’obbligo. È entrato nel seminario che aveva sede a Friborgo. È stato ordinato prete il 2.09.1989 da Mons. Eugenio Corecco. Ha conseguito il dottorato  a Roma. È stato presbitero al Papio di Ascona dal 1991 al 1993; dal 1993  al 1999 in Vaticano a Roma; a Locarno dal 1999 al 2009. Dal 2013 era docente stabile alla facoltà teologica di Lugano.
Nella sua umiltà, alla presentazione avvenuta al Collegio Pio XII di Breganzona, davanti al clero convocato per un aggiornamento sul tema della Costituzione conciliare "Dei Verbum" , e davanti alla stampa cantonale, don Valerio ha chiesto almeno un terzo della saggezza e del coraggio apostolico del vescovo Pier Giacomo.
Ha manifestato la sua umiltà davanti alla grandezza dell’incarico di vescovo di una Diocesi e ha confidato nell’aiuto dello Spirito Santo di Dio.
Ha dimostrato un suo programma di ascolto delle situazioni e una sua capacità di dare fiducia a ogni strumento dell’orchestra che dovrà dirigere scegliendo un motto inconsueto, ma bellissimo, tratto dal libro del Siracide: "Non disturbare la musica" (Sir 32,1-3).

"Ti hanno fatto capotavola? Non esaltarti; comportati con gli altri come uno di loro.
Pensa a loro e poi mettiti a tavola; quando avrai assolto il tuo compito, accòmodati per ricrearti con loro e ricevere la corona per la tua cortesia.
Parla, o anziano, ciò ti s'addice, ma con discrezione e non disturbare la musica".

Spiegando brevemente questo testo ha asserito di non aver scelto lui la musica, né tanto meno gli strumenti. Egli potrà solo parlare e servire la musica del Vangelo del Signore Gesù Cristo.
Insieme a tutto il presbiterio, e con tutti i laici, con la forza dello Spirito Santo, desidera rendere significativa la musica che è il Vangelo e farla amare.

Benvenuto fra noi Mons. Valerio!

(nella rubrica Diocesiamo trovi altri documenti)

 
 
 


LA SOLENNITÀ DI
TUTTI I SANTI

Il primo novembre di ogni calendario liturgico porta il nome di "Solennità di tutti i Santi".

Da principio, la Bibbia riservò a Jahvè il titolo di "Santo", parola che significa "Altro". Egli è così trascendente e così lontano che l’uomo non può pensare di partecipare alla sua vita. L’uomo, davanti alla santità di Jahvè, non può avere che rispetto e timore.
Dio  desidera comunicare al popolo che crede in Lui la sua santità e lo invita a essere santo come Lui è santo. In tal modo il popolo che diventa santo è pure un "altro" popolo, diverso dagli altri popoli.
Per attuare questa santità Dio invita il suo popolo alla conversione e alla purificazione, attraverso la festa del perdono e attraverso gesti di culto come le abluzioni e il lavarsi le mani, come il purificarsi le labbra risciacquando la bocca prima di pregare.
Ben presto però ci si accorge che questi gesti di purificazione possono essere compiuti senza una vera partecipazione di vita interiore. Ci si lava la bocca, ma senza nemmeno faticare di parlare correttamente. Per questo i profeti insistono affinché il popolo abbia la "purezza del cuore" e inizia l’attesa di una vera "altritudine" che sarà comunicata direttamente da Dio nel cuore dei suoi fedeli. (Ez 36,23-28).
Questo desiderio si realizza nel Cristo Signore, perché solo Lui irradia la santità di Dio; solo in Lui riposa lo "Spirito di santità" e a Lui, correttamente, si può attribuire il titolo di "Santo". Il suo sacrificio sulla croce, l’accoglienza dei suoi inviti a non fermarsi all’esteriorità della Legge, ma a penetrare nel profondo nel cuore per mettersi in sintonia con l’amore che Dio ha immesso in ogni cuore, fanno sì che l’uomo venga purificato da Lui.
L’uomo non diventa santo per sua capacità o forza, ma per l’agire di Cristo che oggi si incontra nei sacramenti.

Anche il sacramento è una festa di perdono e un gesto. La Confessione potrebbe essere mero gesto, se non è interiorizzata con la fede perché diventi un vero incontro con il Cristo che perdona. Il prete è solo la parte visibile della presenza di Cristo Signore Santo che agisce nell’imposizione delle mani e nel gesto di ricevere il perdono di Dio.
In questo modo Cristo trasmette la santità alla Chiesa e, per questo, i primi cristiani osano chiamarsi "santi" (Rom 15,26-31). La santità cristiana appare, dunque, come partecipazione alla vita di Dio e che si realizza nell’accoglienza dentro ciascuno del Cristo Signore, sia attraverso la celebrazione dei sacramenti, sia attraverso la conversione del cuore.

Il calendario liturgico obbliga il credente in Cristo alla Quaresima, perché il cammino di una vera conversione giunga alla Pasqua come accoglienza di Cristo, come vita nuova nel Cristo, come gioia di partecipare alla stessa santità che è Dio.

La virtù della penitenza accompagna ogni giorno la persona che desidera essere di Cristo. Il cristiano ogni giorno frena o corregge il suo dire; pone l’occhio su ciò che è nitido e puro; frena gli appetiti della carne per aderire maggiormente allo Spirito; porge orecchio al silenzio in cui parla Dio, più che al rumore; cerca l’essere più dell’avere.

In tal modo il cristiano vive la santità non come traguardo raggiunto con le sue forze, ma come dono dell’amore di Dio e come risposta all’iniziativa di Dio. Quante persone, prima e dopo Cristo, hanno vissuto questa intensa similitudine a Dio "Santo".
Celebrare la solennità dei santi è celebrare un fuoco d’artificio in pieno giorno. Ogni santo è testimonianza luminosa della santità di Dio che è paragonabile al sole.  Non si vogliono esaltare le persone "Sante", ma si vuole vedere riflessa, nella loro piccola luce, la grande santità di Dio.

 
 
 


IL MESE DI SETTEMBRE

Il mese di settembre è un mese celebrato anche dai poeti. Io lo voglio celebrare, oltre che per i miei motivi personali, anche perché è il mese dei frutti. Il frutti sono il traguardo di un processo, solitamente iniziato appena trascorso l'inverno e proseguito, a volte, anche in mezzo a mille peripezie, fino al...raccolto.

Il grande tragitto di crescita nella natura mi insegna la virtù della costanza. Una virtù che non sempre vedo nelle persone. Molte, alle prime difficoltà, cominciano a cedere.
Nel cammino della costanza vi è poi la tenacia, che è la voglia di proseguire proprio nel momento di difficoltà. Vi sono arbusti che sono stati toccati dal gelo, altri dalla tempesta, altri anche solo dal vento gelido mentre la fioritura ornava e dava accento alla pianta. Eppure la natura ha questa costanza che vedi anche sulla corteccia di tanti alberi colpiti dall'incendio del bosco. Si leccano la ferita, intervengono a cicatrizzare il danno e continuano imperterriti nel loro sviluppo.
Hai mai visto certi alberi secolari di castagno, magari feriti in un modo che sembra irreparabile, e, invece, ridiventano rigogliosi e danno frutti ancora squisiti? La tenacia richiama la perseveranza. Altra virtù che è collegata al frutto. La perseveranza è la capacità d'attendere che il frutto sia maturo anche quando già è colorito e grosso nel suo apparire.
Della perseveranza ne parlano tutti gli scrittori. È una qualità umana che prova anche la donna quando sa che è passato il termine della gravidanza e il figlio non è ancora partorito. È il tempo dell'attesa; è il tempo nel quale...tutti i minuti sono buoni, ma la fine sembra sempre lontana, anche se a portata di mano.
Settembre! Per queste tre qualità, che fanno parte di una personalità ben formata e adulta: se non ci fossi, dovremmo inventarti!

 
 
 


EDUCARE ALLA LIBERTÀ

È una delle cose più difficili: dallo scautismo alla scuola Steiner, dalle scelte della Montessori fino all’educazione di Pestalozzi, tutti hanno contribuito all’educazione alla libertà dell’individuo.

Ci sono tre cose che incidono sull’educazione alla libertà: la paura, l’ambizione e l’amore.
La paura porta come frutto la terribile dipendenza dall’altro e quindi spinge verso la schiavitù e verso l’essere succubi, che soffocano la libertà.
L’ambizione spinge verso traguardi a volte anche esagerati e provoca una sovrastima di sé, al punto che, per ambizione qualcuno rovina la propria gioia e mette in gioco una falsa libertà. Infatti l’ambizione tende a ciò che non è ancora.
L’amore invece parla alla capacità affettiva che scusa e sopporta, che sa dove è il limite oltre il quale non si può andare. L’amore rispetta l’altro, il suo modo di pensare e di agire. È nell’amore che si definisce la libertà: "La tua libertà finisce dove comincia la libertà dell’altro".

La libertà non è l’anarchia ("faccio tutto ciò che voglio"), bensì essa è frutto del "conoscere" ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Pertanto la libertà vera si lascia mettere i paletti da ciò che è giusto e elimina ciò che è sbagliato, perché ciò che è sbagliato fa diventare meno uomo e meno donna; avvicina alla bestia, disumanizza.
La libertà è il desiderio di mantenere la dignità di persona umana (= essere veramente uomo/ donna) e far crescere di propria scelta la propria umanità.

Educare alla libertà in famiglia.
In famiglia esistono due parole fondamentali: NO e SI.
Tutto ciò che per il bambino è costruttivo incita il genitore a lasciar libero il figlio. La costrizione che proibisce ciò che fa crescere la persona induce il figlio a fare al contrario.
Se l’educazione fosse sotto il capitolo dell’amore la libertà chiede ai genitori di stare accanto ai figli affettivamente per aiutarli a interiorizzare ciò che in loro è ancora istinto.
Questo atteggiamento richiede di stare accanto ai figli con amore e autorevolezza per essere un "porto sicuro" nel quale trovare una lettura profonda della vita e degli avvenimenti, dove trovare un’opinione pensata e riflettuta….non uguale all’uomo della strada che non ha rapporti umani e affettivi con lui.
Il mestiere difficile dei genitori  trova qui una difficoltà in più: quella che i figli cambiano sempre!

Si educa alla libertà quando si distingue l’impulso dall’emozione e l’emozione dal sentimento.
L’impulso
è la parte istintiva di noi che reagisce perché sollecitati. Il modo di reagire istintivo è tanto istantaneo che a volte non si pensa alle conseguenze che può innescare!
L’emozione è la parte di noi che reagisce davanti all’impulso. L’emozione ci può attirare perché in noi vi è la mancanza di affetto, o perché l’avvenimento provoca il senso il avventura e di scoperta.
L’emozione va letta, capita nelle sue radici e nel bisogno che richiama, ma va educata e incanalata perché diventi conoscenza di sé stessi.
Il sentimento invece è qualcosa d’altro. È la capacità di accogliere un diverso ponendosi disponibile a modificare, a essere responsabile, a dare il proprio tempo, a coinvolgere tempo e doti per una crescita a due.
Chi non sa distinguere tra queste tre istanze che sono presenti nella persona non saprà distinguere tra bene e male, tra corteggiare una ragazza e stuprarla, tra rispondere e aggredire.

La fede cristiana e l’educazione alla libertà.
La fede cristiana introduce elementi di critica degli avvenimenti, perché siano letti nella loro positività o nella loro pericolosità.
Primo criterio di critica: non fermarti al piano del conoscere, ma entra nel concetto di convinzione.
La convinzione è l’assenso di verità che tu dai alla Parola di Dio, perché è di Dio e gli dai fiducia perché, nell’essere diverso da te, dice cose che la scienza non vede e che i tuoi occhi non vedono, ma sono per te certezze, perché sei nella convinzione che siano vere e giuste!
Esempio: La parola di Dio dice: "Non di solo pane vive l’uomo, ma anche di ogni parola che esce dalla bocca di Dio". oppure" È impossibile che piova e la natura resti arida come prima; così è impossibile che una persona ascolti la parola di Dio e non cambi"!

Il secondo criterio della fede cristiana è la presenza del peccato.
Il male c’è. Non si sa da dove viene. Non viene da Dio. È qualcosa dentro la fibra dell’uomo, perché sembra che la persona si stufi presto di essere retta e buona. Un giorno si comincia a essere cattivi a causa della cattiveria di altri o a causa di una fragilità che porta la persona a scegliere ciò che è più attraente, anche se velenoso!

Terza caratteristica della fede cristiana: l’amore vince sempre. e la vita è più forte della morte.
Di fronte al male la speranza va ricercata nella Parola di Dio e nell’esperienza di Gesù Cristo. Egli è stato rifiutato e ucciso. Lui non si è mai staccato dall’amore del Padre e Dio non l’ha lasciato in potere della morte, ma lo ha risuscitato alla vita nuova. Così sappiamo che l’amore vince la morte e se qualcuno ti usa violenta per toglierti la tunica, tu lasciagli anche il mantello. Se uno ti costringe a fare con lui un chilometro, tu fanne altri due insieme per amore.
Da questa convinzione nasce la solidarietà cristiana in situazioni che sembrano disperate e senza via d’uscita, perché sarà l’amore a vincere il male e non certo il numero e la qualità delle bombe!

 
 
 

L'ATTRAZIONE CELESTE


Siamo soliti sentir parlare di attrazione terrestre. Fa parte della legge della natura. È l’attrazione che fa cadere ogni oggetto in direzione del centro della Terra. Per l’attrazione terrestre dobbiamo fissare ogni cosa alla parete, altrimenti cadrebbe a terra. Per l’attrazione terrestre  il corpo diventerà  terra perché  di terra è stato formato. Per merito dell’attrazione terrestre abbiamo un corpo che fa sentire la legge dell’istinto per chiamarlo alla sopravvivenza.
Pochi parlano, invece, dell’ attrazione celeste. È l’attrazione che spinge l’acqua all’alta marea; è l’attrazione che spinge la linfa a salire dalle radici alle foglie dell’albero; è l’attrazione del vento che solleva le foglie da terra quando sono cadute; è la corrente ascensionale che porta in alto le mongolfiere e il parapendio; è la legge per cui ti trovi un frutto in alto sulla pianta e, mica ce l’hai messo tu!


Anche dentro la persona umana vi è l’attrazione celeste. È il desiderio di ascoltare l’interiorità; è il dialogo con Dio nel silenzio di un cammino in montagna; è il desiderio di salire dalle volgarità per diventare più alto nel modo di parlare; è la fede nel Dio di Gesù Cristo che illumina la vita con un nuovo modo di vedere le cose e le persone; è la pienezza data dalla fede che ci fa guardare il futuro e schiude davanti a noi orizzonti grandi e ci porta al di là del nostro "io" isolato verso l’ampiezza della comunione.
Avere la fede in Dio è ascoltare l’attrazione celeste e darle importanza nella vita. Mi sono chiesto: ci sono chiodi che bloccano l’attrazione celeste, paragonabili ai chiodi che fermano l’attrazione terrestre? A mio modo di vedere sì.
Ci sono i pregiudizi per cui esiste solo l’attrazione terrestre; c’è il chiodo dell’importanza della scienza e della fisica che sembra non dimostrare che esista l’attrazione celeste. C’è il chiodo del tangibile, del toccato con l’evidenza fisica che fa percepire l’attrazione terrestre come legge fondamentale e creduta come sola attrazione. Anche l’attrazione celeste ha la sua attrattiva ed è attraente proprio perché, dal di fuori, non la si vede e difficilmente la si percepisce con i sensi. Ma c’è! Solo se la provi la senti vera!
Prova a chiederti: chi mi ha sposato lo ha fatto per i chili che mi portano a terra o per le qualità immense dell’interiorità? L’appetito fa aumentare il peso del corpo o nutre anche le prospettive dei valori che devono ancora realizzarsi?
Se vai con il parapendio ti auguro di imbatterti in una corrente ascensionale. Sarà uno spettacolo! Ma ricorda che anche nella vita c’è la corrente ascensionale. Lasciati portare e vedrai che spettacolo!


 
 
 

LIBERTÀ È PARTECIPAZIONE


Nell’epoca moderna abbiamo enfatizzato la libertà individuale fino a farla diventare un mito. Ma non ci siamo accordati sulla definizione di libertà. In tal modo oggi, tutti dicono la loro: tutto e il contrario di tutto.
Vi è infatti una libertà faticosa: quella cantata da Giorgio Gaber (…togli il cappello!) quando diceva che "la libertà è partecipazione"! Le ideologie, che hanno come ideale quello di mettere a posto il mondo, ogni tanto dimenticano che anche le autorità hanno delle responsabilità pubbliche verso il paese. Anche chi è alla base della piramide ha il dovere di rispettare l’autorità che ha eletto (almeno nella democrazia). Non si vuole scalzare la libertà di parola, ma nella libertà c’è una parte di arrendevolezza che viene messa in funzione ogni volta che l’idea detta viene scartata come non utile oggi.
Anche il costruttore dei muri prende in mano il sasso che vorrebbe porre sul muro in costruzione; lo guarda, lo gira, lo rigira e, se non va bene in quel luogo, non lo butta via, lo accantona semplicemente in attesa di un’altra posizione nella quale potrebbe essere inserito come parte integrante del muro.
Il criterio dell’arrendevolezza è la sicurezza e la stabilità. Chi vorrebbe costruire per vedere crollare tutto per mancanza di equilibrio e di  staticità?
Da questo criterio di arrendevolezza nasce il concetto di obbedienza che è la capacità di stare in fila per ricevere il pasto! Stare in obbedienza significa formare un corpo solo con chi attende il proprio turno per ricevere. C’è infatti un tempo per dare e uno per ricevere. Una persona può dare un enorme apporto all’unità e alla coesione nella pazienza di attendere. Ma oggi siamo ancora capaci ti attendere? Siamo capaci di obbedire?
A volte ho la sensazione che nella mentalità comune, sono tutti stupidi... tranne noi che esprimiamo la nostra opinione come oro colato e fuori discussione. C’è una parte di umiltà anche nella democrazia, come nella vita di ogni giorno. È l’umiltà di sentire il bisogno degli altri, autorità compresa.
Ma perché faccio questi discorsi?
Perché a volte i figli arrivano davanti ai genitori con delle proposte che sono fuori di testa. E… vedessi come si arrabbiano se la loro proposta non viene accettata dai genitori! Faccio questo discorso perché ogni volta che si calpesta la dignità dell’autorità mi sovviene che nasce, in germe, l’inizio di quella grave disgrazia che è la guerra civile e si innesca, come seconda conseguenza grave, la catena che porterà alla dittatura per far smettere la guerra civile! Parlo della guerra civile per non dire espressamente che anche i figli contribuiscono – e come! – all’unità della famiglia e alla soddisfazione di sentirsi  genitori. Sono contento di aver studiato la storia. Mi hanno detto che è maestra di vita. È vero!
Da queste righe ringrazio i genitori e le autorità che vanno avanti a vivere le loro responsabilità anche in mezzo al fuoco di fila. Buona estate a tutti!


 
 
 


CONGRATULAZIONI !


Posso congratularmi con te? Gradisco congratularmi con te per ogni gesto che fai per mettere delle regole al vivere. Mi congratulo per le regole che poni a te stesso per "essere in famiglia" e far dono della tua presenza. Mi congratulo per le regole che proponi e discuti in casa perché la tua famiglia sia "la tua" e non come le altre. Mi congratulo con te se ti dai la regole di essere puntuale sul lavoro, allo scopo di collaborare con il resto del personale. Mi congratulo con te se, al fine settimana, apri l’agenda e fissi quando e a che ora frequenterai la Messa domenicale per nutrire la tua fede e essere parte viva della comunità che esprime la sua fede in Dio e gli rende grazie per i benefici ricevuti.
Ma perché congratularsi?



È importante la lode! Ricevere una lode è stato paragonato alla festa che si celebra sul pianerottolo della rampa delle scale quando ci si ferma quell’attimo che serve per orientare il corpo verso il prossimo scalino,  il primo della prossima rampa. Far festa sul pianerottolo è sinonimo di gioia di essere arrivati lì. Dopo la fatica delle scale, magari senza incontrare nessuno a dare un incitamento. È come prendere fiato e respirare per assumere nuove forza. Ma quella danza sul pianerottolo è anche sicurezza di non voler tornare indietro. Chi percorre la scala ha un obiettivo, una porta specifica da raggiungere, una soglia su cui fermarsi per bussare e chiedere di poter entrare ed essere accolto. Infatti, sulla scala sei ancora di nessuno e sei di tutti nello stesso momento. È troppo bello appartenere a qualcuno che si desidera incontrare!
Mi congratulo per lodarti, dunque. Perché tu prenda fiato per continuare a fissare le regole che tolgono l’anarchia, che tolgono quel qualunquismo per cui tutti si assomigliano.
Mi congratulo con te - e ti prego di accogliere la lode - per non voler rinunciare alla fatica di ciò che ti aspetta nel prossimo futuro. Fermarsi il tempo di una lode è far festa per non tornare sui propri passi.
Mi congratulo con te perché la lode fa prendere nuovo coraggio per giungere a un fine voluto, desiderato e cercato.
Ecco. Adesso, che hai ricevuto la lode puoi continuare la prossima rampa di scale!


 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu